L’eternità della corrida e la prima volta che ne vidi una

Ero a Nîmes, avevo 17 anni, amavo la bellezza e il rito esattamente come ora. E’ importante che la tauromachia, tanto avversata dai nemici della cultura, prosegua imperterrita

E’ iniziata la stagione della corrida, scrive un amico da Madrid esortandomi alla trasferta. Avessi il tempo partirei ma non per andare in Spagna, mi fermerei nel Sud della Francia, sia perché meta più vicina, meno di settecento chilometri, sia perché meno straniera, le arene di Arles e Nîmes sono anfiteatri romani, mi sentirei quasi a casa (l’esotismo proprio non mi interessa).

Mi sono ricordato della prima e unica volta che vidi una corrida, per l’appunto a Nîmes, avrò avuto 17 anni, partii da Reggio Emilia con un compagno di scuola, eravamo senza soldi dunque viaggiammo in autostop e dormimmo in sacco a pelo nei campi, non capisco come abbia potuto fare una cosa simile eppure l’ho fatta, dev’esserci anche qualche foto. Della corrida ricordo poco (dai posti economici si vede male) ma non importa, importa che a 17 anni amavo la bellezza e il rito esattamente come ora e importa che la tauromachia, tanto avversata dai nemici della cultura, prosegua imperterrita. E’ iniziata la stagione della corrida, la mia non si è ancora conclusa tuttavia non so se vedrò un’altra corrida e fa lo stesso, io non conto, conta l’eternità della corrida.

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  • Camillo Langone
  • Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l’ultimo è “La ragazza immortale” (La nave di Teseo).

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