Da Cernobbio, il ministro dell’Economia avvisa: “Non si tratta da soli” ma niente “panico”, no ai contro dazi e garantisce che l’Italia ce la farà come con la pandemia. Salvini plaude.
Firenze. Questo è il dizionario di Giancarlo Giorgetti, il virologo G. : prudenza, resilienza, sangue freddo, niente panico. Cade il mondo? E lui: “Serve un approccio pragmatico”. Trump mette i dazi? “Serve un approccio razionale”. Le aziende chiedono e “mo che si fa?”, e Giorgetti: “Le imprese reggano come hanno fatto con il Covid”. Sono le sue massime da Cernobbio, dove era ospite, ma il virologo G. si sta dirigendo a Firenze, per il Congresso della Lega, dove lo attendono i suoi cari amici, gli economisti della Lega di Chicago, il Gusmeroli, l’Amartya Sen di Salvini, la coppia B&B, Borghi e Bagnai, che sono per il ritorno alla moneta nazionale, e per concludere, dato che la Lega è un partito completo, il sottosegretario Federico Freni, il cui cognome vale quanto un programma di rigore. La linea l’ha già data Meloni e Giorgetti è un uomo felice quando la presidente parla prima di lui. Quando il fenomeno si verifica, Giorgetti chiosa, aggiusta, fa un po’ di spirito, ma sempre spirito pragmatico. Dice il virologo Giorgetti: “Siamo di fronte a un cambiamento storico che mostra la crisi della globalizzazione”. Beh. Si tratta da soli? Certo che no, spiega Giorgetti, perché “invece di dire che l’Italia deve trattare da sola, io dico semplicemente, che il governo italiano, pensando al tipo di economia che rappresenta, deve portare giustamente gli interessi italiani in Europa”. Le contromisure non servono perché il vecchio farmaco, la tachipirina Italia, per il dottore ministro, è sospendere il patto di stabilità. Non si creda che Giorgetti sia un pediatra, lui si consulta con il primario Meloni che magnificamente aveva già avvisato al Tg1 del direttore Chiocci: “Niente panico”, serve una de escalation con Trump” e Giorgetti pensa che la cura Meloni sia corretta e ripete: “Niente panico” e “de escalation”. L’infermiere di governo, Salvini, che porta la barella di Trump, fa sapere da Firenze, che quelle di Giorgetti sono parole stupende e dalla corsia concorda: “Bene Giorgetti. L’Europa non danneggi le nostre imprese. Via ai mille vincoli e regolamenti che soffocano il mondo del lavoro, dell’auto, fino all’agricoltura”. L’idea del virologo è che i dazi siano un po’ come il Covid, pandemia superata grazie ai vaccini, il green pass, che detestavano B&B, la Lega di Chicago. Ne usciremo più forti e migliori, anche questa volta. Speriamo solo che la campagna vaccinale la gestisca il figliuolo Giorgetti.