Le Quirinarie slam: Giuliano Amato loda il premierato di Meloni, Violante difende Le Pen, Casini sferza Schlein

La presentazione del libro di Elio Vito si trasforma nella corsa per il Colle tra Violante, Amato, Casini (manca Fini causa colpo della strega). Le convergenze stravaganti

Le Quirinarie sono i nostri Australian Open. I rossi si fanno neri, Giuliano Amato scopre le virtù del premierato Meloni, Gianfranco Fini ha il colpo della strega: assente giustificato. Tie-break. Si presenta il libro dell’ex ministro di Forza Italia, il “radicale” Elio Vito, alla Camera, sala della Lupa, dal titolo “Quel che so di loro” (Rubbettino) ma quello che tutti sanno, e dicono di questi è: si stanno a giocare il Colle. Esordisce Luciano Violante, relatore, che spiega, ai cronisti, che la condanna a Marine “è serissima e convincente, ma l’applicazione non mi pare molto convincente”. L’avv. Violante è meglio di Giulia Bongiorno perché, ancora, dice l’avv., “il motivo per cui si applichi un’interdizione discrezionale, anticipatamente, mi è sfuggito”. Modera Ludovica Ciriello, di La7, lei sì da Otto e mezzo, ma Casini che è un Furby le fa da spalla e strepitoso lancia la sua candidatura trasversale con la frase: “Abbiamo una maggioranza che sulla Difesa, proprio in queste ore, ha votato in tre modi diversi, la verità è che nel governo si sente meno perché abbiamo capito tutti che Salvini abbaia ma non morde”. Bau, bau (c’è pure lei, ospite, Augusta Montaruli ma c’è anche il Marò, Salvatore Girone). Sotto, in Transatlantico c’è polvere di Dc, con il Pd di Bruxelles, che si inventa l’emendamento doroteo (no al riarmo) alla mozione sulla difesa. Il Pd vota in maniera comune, ma non molto (Strada e Tarquinio dicono no perché loro hanno sempre un problema di coscienza; la coscienza è meglio del certificato medico). Sotto è tutto un tormento: “Schlein andrà da Conte a manifestare sabato o no?”. Gli allibratori dem scommettono: ci va! Casini, come se avesse le antenne, stropiccia Elly: “Se Schlein vuole governare non può indugiare, prima o poi deve presentarsi con qualcosa che sia persuasivo”. Con questa mossa si è assicurato i voti dei riformisti Pd. Violante con una volée soccorre Schlein: “Io non ho votato Schlein ma l’altro (Bonaccini), ma un segretario si sostiene. A me manca un partito conservatore mi auguro che Meloni lo faccia. Si chiamerebbe Pci”. La tribuna, la sala, se la ride. La sedia di Fini resta sempre vuota ma come detto è stato colpito “dalla strega”. Amato, che è grande tennista, lo sostituisce anche se non è un relatore, ma spettatore, perché lui ha delle ideuzze che vuole comunicarci sul premierato. Prima, però, per fare lo snobbetto, dice che dedica questa parte della sua vita al Cortile dei gentili (sì, come no…) poi ci comunica che Berlusconi è stato il padre del premierato, “una delle sue migliori idee fermata da una sbagliata opposizione del Quirinale”. E quale sarebbe? Amato ci squaderna il progetto: basterebbe indicare sulla scheda lo spitzenkandidat (come suggeriva Berlusconi) e il premier “deve essere nelle condizioni di affermare il suo primato sui ministri”. Dato che è amabile, Amato, aggiunge qualche ritocchino: modifica della legge elettorale, il Parlamento che dà la fiducia al primo ministro, e così, Amato, il Djokovicć delle pensioni, si “riterrebbe soddisfatto”. Non si paga, lo spettacolo è in chiaro e Casini resta al momento in vantaggio. Le Quirinarie sono la nostra sola grande politica rimasta. Fini avrà usato la pomata di Sinner?

  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio

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