Salmo 44

La recensione del libro di Danilo Kiš edito da Adelphi, 135 pp., 19 euro

Già da qualche tempo mormoravano che avrebbero tentato la fuga prima dell’evacuazione del campo. Soprattutto da quando (cinque o sei notti prima) avevano sentito tuonare i cannoni in lontananza, per la prima volta”. La guerra sta per finire, i tedeschi stanno smobilitando e devono proteggere la ritirata. Si apre uno spiraglio: Maria, con la sua piccola creatura, e Jeanne devono tentare la fuga. Quando scrive questo breve romanzo d’esordio, nel 1960, Danilo Kiš ha appena 25 anni, ma è destinato a diventare un grande protagonista della prosa e poesia yugoslava. La letteratura cosiddetta “concentrazionaria” è agli albori: in Italia nel 1958 Einaudi ha finalmente pubblicato Se questo è un uomo, l’anno seguente L’ultimo dei Giusti vince in Francia il premio Goncourt.

Salmo 44 è un testo difficile, dal ritmo sincopato, scritto in una prosa dura e sofferta. L’autore stesso, al momento della pubblicazione, espresse il timore di essere stato troppo diretto e crudo. Maria, giovane neo-madre, nel cuore della notte è divisa fra orrore e speranza: accanto a sé ascolta il rantolo dell’amica Polja (“Elle va mourir à l’aube”) mentre stringe al petto il neonato Jan, frutto di un amore clandestino con Jakub, il medico ebreo che nel campo gode di una posizione privilegiata e che orchestra il tentativo di evasione. “Aveva ricevuto da Jakub il messaggio che il campo sarebbe stato evacuato (…) A quel punto, con l’aiuto di Jakub e Max, era stata trasferita a Birkenau ed era sfuggita ancora una volta alla morte, ma aveva dovuto separarsi da Jakub. Forse per sempre”.

Culmine del romanzo è il dialogo fra i due medici, l’ebreo e il nazista, quest’ultimo dal cognome emblematico: dottor Nietzsche. Un confronto minaccioso, carico di sottintesi, significativo di un contesto assurdo e irrazionale: “Supponiamo che le venga ordinato un certo esperimento con un gruppo di prigionieri di cui lei sa, per qualche ragione, che saranno comunque uccisi (…) Non proverebbe un interesse professionale, scientifico, nel poter condurre esperimenti su creature vive, su esseri umani? (Lo riconosca: l’uomo è lo scopo ultimo di ogni esperimento)”.

Le ore sembrano ferme, nel buio. Il tempo non passa, è sempre “quasi mezzanotte” e Maria, fra gli orrori e l’angoscia, è costretta a ricordare. Ricorda l’odio antisemita, l’abominevole massacro di Novi Sad, fino a che non si sente pervadere da un nuovo tipo di paura, quella che lei definisce “paura attiva”. E’ il momento di muoversi. “Avanzava carponi nel buio, strisciando dietro a Jeanne, arrampicandosi verso un orizzonte invisibile. Come se il sangue e altri succhi trasudassero dalla terra stessa e dall’aria. All’improvviso capì che erano arrivate al filo spinato”.

Danilo Kiš


Salmo 44


Adelphi, 135 pp., 19 euro

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