Se basta un “parere” per riaprire il caos legale sulla Fondazione Milano-Cortina

Uno schema di ragionamento che si ripete. Il ricorso sull’opinione dell’Anac, che ha dichiarato pubblica la Fondazione. Tutto sarà demandato al giudice che prima o poi dovrà decidere sull’eventuale rinvio a giudizio per gli indagati nell’inchiesta in corso. Gli amministratori si preparano alle conseguenze e ai rischi

Si potrebbe definire un cliché, uno stereotipo. Uno schema di ragionamento che si ripete. Ossessivamente. La Fondazione Milano Cortina e la vicenda del “Salva Milano” sono legate da un neppure troppo sottile filo rosso riassumibile così: la politica sancisce legittimamente un principio, la magistratura lo contesta, allora la politica dà una “interpretazione autentica”. Ma la magistratura contesta anche questa. Fine del cliché, disastroso per qualunque tipo di conclusione positiva del ragionamento. Il “Salva Milano” infatti altro non è che una interpretazione autentica delle norme urbanistiche che sono contestate dai pm. Sempre che il Partito democratico si decida prima o poi a uscire dal pantano della propria prossimità con la sinistra radicale giustizialista. Ma prima del “Salva Milano” il governo era intervenuto per dare una “interpretazione autentica” anche sulla natura privata della Fondazione Milano Cortina, incaricata (2019) di svolgere tutte le attività di organizzazione, promozione e comunicazione per i Giochi Olimpici e Paralimpici invernali.



Piccolo riassunto semplificato della storia: a un certo punto la procura ipotizza che Vincenzo Novari, ex presidente, abbia commesso irregolarità, sempre che però le ipotesi di reato si inserissero nel contesto di una normativa pubblicistica. Quindi, i pm ipotizzano che la Fondazione sia in effetti di diritto pubblico. E invece fin dalla sua creazione la Fondazione è stata concepita come di diritto privato, proprio per evitare le lungaggini, ricorsi al Tar e al Consiglio di stato e tutto il resto, incompatibili con la scadenza tassativa del gennaio 2026 per la cerimonia inaugurale. Dunque, l’interpretazione della procura per marciare contro Novari (non senza qualche ragione), mette a rischio il grande evento milanese. Per salvarlo (Novari si è dimesso nel 2022) il governo riafferma la natura privatistica della Fondazione. Domenica è però arrivata l’Anac, con un “parere” che di fatto dice che la Fondazione è pubblica.

La Fondazione ha fatto sapere che farà ricorso (anche se non si capisce come possa esserci un ricorso su un “parere”). Morale della favola: tutto sarà demandato al giudice che prima o poi dovrà decidere sull’eventuale rinvio a giudizio per gli indagati nell’inchiesta in corso. A sentire quel che si mormora in tribunale, i pm potrebbero sollevare una questione di legittimità costituzionale. Appoggiandosi a un “parere” dell’Anac. Intanto il tempo passa e le Olimpiadi si avvicinano. Nessuno può illudersi che la Fondazione possa cambiare il modo in cui sta operando a meno di un anno dall’evento. Quindi? Quindi per tutti gli amministratori si preparano solo rischi. Se infatti ex post si riterrà che la Fondazione fosse di natura pubblica, i procedimenti potrebbero essere molteplici. Un incubo. La promessa di un futuro martirio giudiziario, perché nessuna buona azione o buona amministrazione può rimanere impunita.

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