Nonostante il pil in continua discesa, la Germania vede crescere le sue quotazioni azionarie, al contrario di quanto accade nell’economia americana. Gli investitori internazionali stanno comprando sempre più azioni di società europee che hanno una posizione vincente su scala globale e con il mercato Usa come punto di riferimento. I dazi del tycoon potrebbero non bastare
La Germania ha un asso nella manica ed è la Borsa di Francoforte, che sta facendo impallidire Wall Street. Nata nel 1585, è sempre stato il mercato finanziario più influente d’Europa. Il Dax, il suo principale indice, che annovera aziende come Siemens, Deutsche Telecom, Commerzbank, Volkswagen, Airbus, Bayer, Rheinmetall, ha storicamente rispecchiato l’andamento dell’economia tedesca. Ma qualcosa è cambiato. Negli ultimi 12 mesi, cioè con la Germania in recessione, il Dax ha guadagnato il 30 per cento secco, quasi il doppio di quanto ha fatto la Borsa di New York, salita del 16, 2 per cento calcolando la media dei suoi principali indici (Nasdaq, Dow Jones e S&P 500).
Nessun altro listino europeo è riuscito a stare dietro Francoforte, tanto meno quello di Parigi che nello stesso periodo ha accusato l’instabilità politica seguita alle elezioni di giugno 2024 anche se, nel complesso, il Vecchio Continente se l’è cavata bene come dimostra il rialzo del 15, 8 per cento che, sempre nell’ultimo anno, ha fatto registrare l’indice EuroStoxx 50 (il l listino di Milano è andato meglio della media con più 18 per cento). Inoltre, da inizio 2025 il divario tra le piazze finanziarie di Francoforte e New York si è allargato perché la prima continua a brillare mentre la seconda ha cominciato a perdere colpi. Si tratta di una situazione inedita, che probabilmente sta ponendo qualche interrogativo anche alla Casa Bianca: come mai la Germania, nonostante il pil in continua discesa (meno 0,2 per cento nel quarto trimestre 2024 rispetto ai tre mesi precedenti), vede crescere le sue quotazioni azionarie e l’America, con la sua economia florida, le vede calare?
Un’asimmetria che, nello schema di ragionamento di un presidente come Donald Trump, sicuramente sensibile all’umore degli investitori, deve apparire tanto inspiegabile quanto insopportabile tanto più che è proprio l’America a contribuire al successo delle Borse europee e di quella tedesca in particolare, come assicurano alcuni osservatori dei mercati. Secondo Beth Beckett, economista di Capital Group, l’andamento in controtendenza del Dax si spiega con la notevole esposizione internazionale dell’indice: “Questo vuol dire che la crescita della domanda estera e l’indebolimento dell’euro si sono rivelati fattori trainanti più significativi rispetto alle deboli condizioni interne alla Germania”, dice Beckett. In secondo luogo, negli ultimi 10 anni la presenza sulla Borsa di Francoforte dei produttori d’auto – i principali responsabili della grande frenata del comparto manifatturiero tedesco – si è ridotta dal 17 al 7 per cento così che oggi le società quotate sono in prevalenza finanziarie, industriali e tecnologiche, e siccome questi settori hanno il vento in poppa, il Dax continuerà a sorprendere in positivo. In effetti, come sottolinea un’analisi di Amundi, l’80 per cento delle vendite generate dalle società del Dax avviene fuori dalla Germania, di conseguenza anche l’indice in cui sono presenti ha una esposizione più globale che domestica. Globale dove? Nial Gallagher, direttore degli investimenti del gruppo Gam, identifica in Stati Uniti, Canada e Asia le regioni in cui le società europee realizzano il 60 per cento degli utili che contribuiscono alla loro crescita azionaria.
Ad esempio, per il colosso dell’informatica tedesco Sap, uno dei principali titoli del Dax, la Germania non è più da tempo un mercato rilevante. Ma il paradosso è un altro. “Uno dei vantaggi della presenza sempre più globale dei titoli europei – osserva Gam – è che molte società beneficiano di iniziative come la legge per la riduzione dell’inflazione degli Stati Uniti”. Insomma, l’inflaction reduction act, voluto dall’ex presidente Joe Biden, sarebbe andato a vantaggio dell’Europa. Un caso su tutti: “Le aziende europee che vendono compressori nel mercato americano stanno registrando un aumento delle vendite nel campo delle applicazioni per la cattura di carbonio e la generazione di idrogeno”. La conclusione di Gam è che gli investitori internazionali stanno comprando sempre più azioni di società europee che hanno una posizione vincente su scala globale e con il mercato Usa come punto di riferimento. Capovolgere questa situazione con i dazi non sarà facile per Trump poiché vorrebbe dire provocare perdite anche ai tanti fondi d’investimento americani che hanno investito sulle società tedesche e europee.