Marcello Foa, una parabola: da piazzato a epurato

L’ex presidente della Rai dice di essere “censurato” dalla sua destra, quello che in questi anni l’ha piazzato ovunque. È semplicemente la fisiologia del potere, che concede e toglie con la stessa leggerezza

Marcello Foa, ex presidente della Rai e giornalista noto per le sue convinzioni eccentriche – dal sospetto che Hillary Clinton bevesse mestruo, ai dubbi sui vaccini, fino alle teorie complottiste sulle messe nere a Washington – oggi si dice “epurato”. Gli hanno chiuso la trasmissione radiofonica di Radio 1. Colpa, racconta, della politica che non sopporta i giornalisti “troppo liberi e troppo indipendenti”. Parole sue. Curioso: a piazzarlo ovunque, in questi anni, sono stati proprio quei partiti che ora egli accusa. La Lega lo spinse presidente della Rai, Fratelli d’Italia – allora all’opposizione – non esitò a votarlo con convinzione, la destra lo portò nel cda della Scala e infine, con Meloni al governo, gli consegnò anche un microfono a Radio 1. Una carriera costruita a colpi di nomine, regali politici trasformati in tappe “meritorie”. Eppure Foa sembra persuaso che ogni poltrona sia stata conquistata per bravura e che adesso la rimozione equivalga a censura. Più probabilmente, non era merito prima e non è censura adesso.

E’ stata semplicemente la fisiologia del potere, che concede e toglie con la stessa leggerezza. E qui sta un tratto costante della nostra vita pubblica: non c’è mai uno di questi personaggi – alla Rai, nelle partecipate o nei sottoscala del Parlamento – che ringrazi i partiti quando lo piazzano. Mai un grazie, mai un riconoscimento. Pensano che sia dovuto. Però si indignano quando la stessa mano che li ha sollevati li lascia cadere. E’ il ciclo eterno del sottopotere: si viene promossi dagli amici, cacciati dagli avversari e si attende che gli amici tornino per recuperare il posto. Stavolta, però, la destra ha fatto tutto da sola. Ed è questa la vera novità. Per la prima volta si passa dalla vecchia regola “è un cretino, ma è mio amico” a quella opposta, più spiazzante e forse più salutare: “E’ mio amico, ma è un cretino”.

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