Gli italiani non hanno mai avuto la minima intenzione di essere italiani

È evidente che il governo delle regioni riguarda e coinvolge i cittadini molto più della politica nazionale. Il perché è molto semplice: la condizione naturale dell’Italia sono gli Stati regionali, dell’unificazione del paese al popolo non è mai importato molto

L’unico aspetto interessante della diatriba sul terzo mandato alle elezioni regionali è, appunto, la regione. È evidente che il governo delle regioni – come ha argomentato Antonio Polito sul Corriere – riguarda e coinvolge gli italiani molto più della politica nazionale, sovente ridotta a teatrino buono solo per riempire qualche serata in tv. Del resto, l’Italia è Italia da poco più di un secolo e mezzo, mentre per circa cinquecento anni (mille al meridione) la penisola è stata suddivisa in Stati regionali dalle alterne fortune e dall’espansione o contrazione piuttosto elastica, ma sempre strenuamente impegnati nel conservare un baricentro identitario, linguistico e governativo molto netto e altrettanto circoscritto.

La condizione naturale dell’Italia sono questi Stati regionali. Non a caso l’unificazione è stata realizzata da una ristretta élite colta, borghese, liberale e un po’ massona, con guest star un barbudo da telefilm sudamericano, contrapposta a un’élite ancora più elitaria, di ecclesiastici, aristocratici, alti funzionari e conservatori blasé; al popolo non è mai importato molto, così si è ritrovato in Italia allo stesso modo in cui, nei secoli precedenti, tutt’a un tratto scopriva di essere diventato francese, spagnolo o austriaco. Agli italiani il governo delle regioni interessa così tanto per un motivo semplicissimo: non hanno mai avuto la minima intenzione di essere italiani.

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