“La dignità dell’atleta viene prima del risultato. Le allenatrici devono crescerci anche come donne”. Parla la campionessa italiana
Sincronia in musica. Tondo il cerchio in pedana come l’oro al collo di Sofia Raffaeli. “Me la sono goduta dal primo all’ultimo esercizio”, dice la neocampionessa del mondo al Foglio sportivo. “Ho pensato a fare il mio, a sentirmi leggera e a tirare fuori tutto quello che avevo dentro. È stato bello anche per questo, dopo tante sensazioni positive”. Ed è così che s’incanta il pubblico, a Rio anche due bronzi – palla e concorso generale – a impreziosire la straordinaria bacheca della ginnasta di Fabriano. “Ma il risultato viene sempre dopo”, puntualizza lei. “La prima vittoria viene sempre dall’aver dato tutto e fatto bene: allora sono contenta, chiudo gli occhi e sorrido”. Cartolina perfetta dal Brasile, mentre riecheggia ancora l’iconica voce di Domenico Modugno – “Tu si’ na cosa grande” è stata la canzone dell’esercizio vincente, esaltata dalle acrobazie di Sofia. “Tutti gli attrezzi sono bellissimi, difficile sceglierne uno”, riflette. “Forse però il cerchio è quello che mi riesce più facile. Fatico meno a concentrarmi e lo sento in ogni momento dell’esecuzione”. È anche una questione di testa. “Soprattutto. La gara è lunga, riuscire a tenere i nervi saldi è una sfida continua. Ai Mondiali e alle Olimpiadi il corpo tende sempre ad arrivare pronto: la differenza è nella forza mentale”.
E anche per Raffaeli, gli ultimi mesi avevano presentato delle difficoltà culminate negli Europei di Tallinn – strano parlare di delusione, con tre podi a referto, ma erano stati risultati al di sotto delle altissime aspettative con cui ormai la 21enne è abituata a convivere. Da lì in poi si è trovata però la giusta alchimia del rilancio: Claudia Mancinelli – l’allenatrice di Sofia ai Giochi di Parigi 2024 – viene incaricata di dirigere il Centro di attività territoriale del Lazio mentre la Federazione ginnastica italiana, le Fiamme oro e la società Fabriano decidono di portare Raffaeli dalle Marche all’accademia federale di Desio. Qui la fuoriclasse della ritmica preparerà gli appuntamenti clou della stagione – Coppa del mondo a Milano e Campionati mondiali a Rio – insieme ad altre individualiste e alle Farfalle azzurre. E già prima degli ori che sarebbero fioccati, gli addetti ai lavori raccontano come sul volto dell’atleta fosse tornato il sorriso. I patrimoni nazionali vanno anche tutelati.
“Un bel percorso, nuovi esercizi, tanto allenamento con la squadra e Tara Dragas”, la sua compagna di stanza, altra ginnasta emergente. “Anche questo mi ha fatto crescere molto e arrivare pronta al Mondiale. Al contempo si impara molto dagli errori del passato, cercando di non ripeterli in gara. Il nostro è uno sport precoce, ma la maturità in pedana aiuta molto. Ognuno sceglie i propri metodi per gestire la pressione”. Quello di Sofia? “Mi concentro, mi isolo e non penso ad altro”. Una bolla di leggiadria. Fin dove arriva la passione per la ginnastica ritmica? “Da piccola avevo iniziato dall’artistica. Poi a 7 anni ho visto la prima gara di questa disciplina: il giorno dopo ero in palestra e non ne sono più uscita”. Mamma, mamma, voglio fare questo! “Esatto. Scintilla immediata”. Che col tempo s’è fatta lampo, illuminando i palcoscenici più prestigiosi: l’oro nel cerchio a Rio è già il sesto ai Mondiali nella carriera di Raffaeli. A Parigi invece arrivò il bronzo nel concorso generale. Quale medaglia pesa di più? “Questa me la tengo proprio stretta. Ma i Giochi, beh: sono qualcosa di più grande di noi”.
Emozioni a cinque cerchi. “In gara siamo sempre le stesse, contro le avversarie più forti al mondo”, la premessa. “L’atmosfera e il contorno di un’Olimpiade però è diversa da tutte le altre. Lo capisci sin dal primo momento in cui metti piede nel Villaggio. E poi quel podio lì non me l’aspettavo nemmeno, è stato ancora più bello. Ricordo tutto come se fosse ieri: gli atleti delle altre nazioni tutti insieme, il palazzetto gremito, l’energia nell’aria. Le nostre famiglie sugli spalti. Anche la mia, da Fabriano. È un’esperienza unica”. Allora va vissuta ancora: Los Angeles, 2028. “Dovremo lavorare tanto in palestra, già dal prossimo anno le prime tre classificate ai Mondiali si porteranno a casa la qualificazione. Un passo alla volta però, continuando ad allenarci nel modo giusto”.
I successi di Sofia arrivano anche nell’annata più turbolenta della ginnastica ritmica italiana. A partire dal caso Maccarani, allontanata e poi squalificata per tre mesi dai vertici federali per comportamento antisportivo – in attesa della giustizia ordinaria e del processo a suo carico per presunti maltrattamenti contro le sue ex atlete. L’allenatrice che aveva vinto tutto alla guida delle Farfalle non ha mai incrociato la strada di Raffaeli. Ma sono vicende che pesano su tutto il movimento. “Ogni gara cerchiamo di portare in alto l’Italia, mostrare quanto è bello il nostro sport e trasmettere emozioni al pubblico e alle bimbe che stanno crescendo”, risponde la campionessa. “Vogliamo focalizzarci su questo. Ma la dignità dell’atleta e il rispetto della persona vengono prima di ogni altra cosa”. Si possono sacrificare per una medaglia olimpica? “No. Andiamo in palestra sin da piccole, quindi le allenatrici hanno il compito di farci crescere non solo come ginnaste ma anche come esseri umani. Passiamo molto più tempo con loro che in famiglia o a scuola. Dunque è fondamentale instaurare un rapporto sano in un ambiente sano. Il risultato dev’essere soltanto un di più che ripaga tutto il lavoro che c’è dietro. Ma avere tante persone attorno che ti sostengono e ti vogliono bene è essenziale”. Sotto questo aspetto, Sofia Raffaeli è stata fortunata? “Io sì”.