Dalla Roscosmos ai mazzi di fiori. Due storie dalla Russia sanzionata

I costi dell’agenzia spaziale e i bouquet da tradizione per la riapertura dell’anno scolastico. I russi parlano degli effetti sulla loro economia e calcolano i danni. Il prossimo passo dipende da Trump

Il 26 agosto, per il settantanovesimo anniversario della Rkk Energia, la società madre dell’agenzia spaziale russa Roscosmos, i dipendenti hanno ricevuto una mail. Il testo iniziava con toni di festa: “Buon compleanno azienda!”, scritto in lettere maiuscole. Poi l’amministratore delegato della Rkk energia, Igor Maltsev, autore della mail, proseguiva con parole angosciose: “La situazione è drammatica. Debiti e interessi stanno divorando il budget, una parte significativa della squadra ha perso motivazione e senso di responsabilità”. Il testo va avanti e Maltsev non esclude che l’azienda potrebbe chiudere, “non può funzionare normalmente”, non può pagare gli stipendi. L’amministratore delegato chiede a tutti “disciplina”, uno sforzo per agire in modo coordinato. La Rkk venne fondata nel 1946 da Sergei Korolëv, lo sviluppatore dei primi missili balistici sovietici e il creatore del programma spaziale dell’Urss. Non c’è progetto, dallo Sputnik alla Vostok, che non sia passato tra le mani dell’ingegnere nato a Zytomyr, Ucraina, il cui volto oggi è esposto nelle fabbriche di armi della Repubblica del Tatarstan, in Russia, come monito e ispirazione per i lavoratori che assemblano droni e missili. La bancarotta della Rkk non è ammissibile per Mosca, ma Maltsev sembra vedere il futuro tetro e inevitabile: “Tutti i principali progetti hanno mancato le scadenze”, chiede ai colleghi di “lottare per l’azienda” e “dobbiamo fare tutto il possibile, ciò che non è possibile sarà fatto per noi da Dio”. I numeri sono impietosi. Secondo la versione in russo del Moscow Times, negli ultimi dieci anni, la Rkk Energia non ha fatto altro che accumulare perdite e il debito dell’azienda nei primi sei mesi del 2025 è cresciuto del 17 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Quello che Maltsev non dice ai suoi dipendenti è che tra i problemi della Rkk se ne è aggiunto uno che ha pesato più degli altri: la decisione del presidente Vladimir Putin di invadere l’Ucraina. La Roscosmos è infatti finita sotto sanzioni e l’effetto si vede soprattutto osservando il numero dei lanci effettuati dalla Russia. Alla fine del 2024, Mosca in un anno aveva effettuato soltanto 17 lanci, il numero più basso dall’inizio degli anni Sessanta. Se si confrontano i dati con quelli di Stati Uniti e Cina, si vede che Washington ha lanciato in orbita 145 veicoli spaziali e la Cina 68. Nel 2000, Mosca deteneva il primato rispetto ai suoi concorrenti, mentre oggi è la terza potenza spaziale, di poco in vantaggio rispetto alla Nuova Zelanda. Le sanzioni hanno costretto la Russia a mettere in discussione i suoi sogni spaziali.

Dopo l’ultimo attacco russo contro l’Ucraina, il presidente Volodymyr Zelensky è tornato a chiedere agli Stati Uniti di imporre sanzioni serie alla Russia. Anche l’Unione europea prepara un nuovo pacchetto di sanzioni, ma il percorso è lungo e gli ostacoli interni rallentano il processo. L’idea delle sanzioni secondarie, viste come la soluzione esplosiva contro l’economia russa, sarebbe in grado di rallentare il programma bellico di Mosca, ma il presidente americano si ostina a non prenderla in considerazione. Il 18 agosto, quando ucraini ed europei erano riuniti a Washington per parlare con il presidente americano e organizzare un bilaterale fra Volodymyr Zelensky e Putin, consigliarono a Trump di mettere un ultimatum al capo del Cremlino, per forzarlo ad accettare il vertice. Secondo il presidente americano negoziare con Mosca con la pistola sul tavolo è una mossa sbagliata, secondo Kyiv è proprio quello che bisogna fare – una delle frasi che vari leader dell’Europa orientale ripetono a Trump è: Putin capisce soltanto il linguaggio della forza, usa la forza. Le sanzioni secondarie sarebbero parte di questa forza.


Non sono soltanto i sogni spaziali del Cremlino a subire delle conseguenze per le sanzioni, ma ogni aspetto della vita quotidiana è a suo modo sanzionato. Il primo settembre, in Russia si celebra il Giorno della conoscenza. Riaprono le scuole e gli studenti omaggiano gli insegnanti con dei mazzetti dei fiori. Una tradizione semplice è diventata molto costosa, tanto che la Komsomolskaya Pravda ha sentito la necessità di intervistare la presidente dell’Associazione dei fioristi russi per insegnare alle famiglie come risparmiare sull’omaggio floreale. I consigli sono: comprateli in anticipo e metteteli in frigo; inutile prediligere i fiori locali rispetto a quelli importati, tanto i vivai hanno più spese da affrontare e quindi hanno aumentato i prezzi; dividete le spese del mazzo per una classe intera. In media, un bouquet costa il 9 per cento in più rispetto allo scorso anno e il motivo, spiega il giornale che Putin è solito leggere più degli altri, sono proprio le sanzioni.

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  • Micol Flammini
  • Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull’Unione europea, scritto su carta e “a voce”. E’ autrice del podcast “Diventare Zelensky”. In libreria con “La cortina di vetro” (Mondadori)

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