Con la stessa operazione messa in atto con Iran e Libano, ora il governo israeliano ha colpito all’interno della stessa stanza il primo ministro e altri membri di alto livello degli Houthi, che continuano a lanciare razzi e droni contro Tel Aviv
Era successo in Iran, quando all’inizio della Guerra dei dodici giorni, Israele era riuscito a colpire la leadership del regime della Repubblica islamica tanto in profondità da eliminare i suoi uomini più importanti. Era accaduto in Libano, nei vari attacchi nel quartiere Dahieh, a Beirut, dove all’interno dello stesso bunker, o più importanti esponenti di Hezbollah si radunavano per prendere decisioni. E’ successo giovedì sera anche in Yemen, dove Israele è riuscito a colpire il primo ministro e altri membri di alto livello degli Houthi, mentre erano tutti all’interno della stessa stanza, in un appartamento nella parte sud occidentale della capitale yemenita Sana’a. L’attacco è avvenuto mentre il leader del gruppo Abdul Malik al Houthi stava tenendo un discorso, trasmesso in televisione. Buona parte della leadership si era radunata nello stesso posto per ascoltarlo.
Gli houthi continuano a lanciare razzi e droni contro Israele, le sirene suonano almeno una volta a settimana e il gruppo non ferma le sue azioni neppure nel Mar Rosso, dove per unirsi al conflitto di Hamas ha dichiarato guerra al commercio internazionale, con minacce e azioni armate contro i mercantili che passano per lo stretto di Bab-el-Mandeb. Finora la risposta di Israele e i bombardamenti effettuati anche dagli eserciti americano e britannico avevano colpito in Yemen depositi di armi e lancia missili, ma le operazioni contro gli houthi sono sembrate sempre poco efficienti per fermare le azioni del gruppo. In Yemen come ovunque, l’intelligence israeliana e l’esercito lavorano insieme e secondo i media di Israele, l’ultima operazione segna mostra un cambiamento: Israele sa del gruppo molto di più di ciò che ha mostrato finora, ha istillato un senso di sicurezza nei suoi capi, tanto da spingerli a non prendere precauzioni, secondo il copione usato anche in altri contesti. Dal confine meridionale di Israele, Sana’a dista oltre duemila chilometri, il botta e risposta fra Tsahal e gli houthi si sta facendo più intenso, nonostante la distanza e Israele è determinato a far finire gli attacchi.