Dall’inalatore per crisi relazionali alla pomata anti-scroll, fino alle gocce per l’ansia climatica e i suoi fratelli. Rimedi omeopatici per sopravvivere a un po’ a tutto
Siamo nell’epoca del dopo-post. Si dice per dire, comunque. Suona bene ma è una definizione vuota: da dove veniamo non si è capito bene, cosa deve venire da qui in avanti nemmeno. Umana incertezza, si dirà. Magari. Non è più il solito, sopportabilissimo “c’è crisi”.
Dove eravamo rimasti, in che fase evolutiva? Forse qui: allo sbriciolamento dell’orizzonte temporale ogni 5 anni. Ci si diceva compunti e già abbastanza avviliti: così non si può andare avanti, assistiamo a una accelerazione che non siamo ancora pronti a sostenere. Ora l’orizzonte temporale si è ancora ridotto. Cambia tutto ogni 12 mesi.
Il tempo passato – un qualsiasi passato, anche l’altro ieri – pare di vederlo al rallentatore. Sembrano anche tempi stupidi nella loro prevedibilità. Cosa poteva mai capitare? Una crisi di governo ogni due anni? Malcontenti americani? Dittature locali sporadiche? Scandaletti? Il mondo che faceva paura adesso sembra una sfavillante parentesi di quasi-benessere.
L’ultimo messaggio subliminale – ci stanno riempiendo di messaggi subliminali e nemmeno gli abili solutori sanno bene se è eccesso di prudenza o se siamo proprio seduti su una cassa di dinamite – è quello di prepararsi al disastro. Ora che ci penso l’ultimo messaggio non è stato nemmeno così subliminale, anzi è stato proprio a prova di imbecille, perché ci hanno detto di preparare la borsa della resilienza con 10 cose per sopravvivere almeno 72 ore. “Sopravvivere a che?” abbiamo chiesto, timidi. “Un po’ a tutto, non specifichiamo” hanno risposto.
In realtà la borsa per l’ospedale ce l’abbiamo pronta da dieci anni, già era piena. Certo, un bagaglietto a mano da generazione privilegiata che non aveva assaggiato le guerre o il lavoro nei campi. E’ l’era della cuccagna e lo sappiamo, paragonato alle pasticche di iodio quello che abbiamo per restare – come dicono – resilienti, è tutto omeopatico.
N. 1 blister pillole per la crisi economica
Utilizzate dal 2008 in poi, con picchi di consumo durante il fallimento Lehman Brothers, la crisi dei mutui subprime. Ora è cambiata la posologia, ma non si può smettere di prenderle, la scala mobile di adeguamento stipendi/inflazione è rotta da vent’anni e non si trova il tecnico.
N. 1 Inalatore per crisi relazionali
Serve per l’identità sentimentale. Perché ci avevano detto prima di cercare amori eterni, poi amori meno eterni. Ci hanno dato le app di incontri ma non le abbiamo sapute usare, adesso sembra un all you can eat, non si capisce più niente. Poi ci hanno consigliato di accontentarci, ma non c’era niente nemmeno per accontentarsi e le persone hanno preferito stare sole, si fa meno fatica.
N. 1 Spray anti diagnosi para-psichiatriche
Serve quando la medicalizzazione di ogni fesseria diventa eccessiva. Ci hanno avvertiti (sui social) che siamo emotivamente terminali. Abbiamo il burn out, il narcisismo, una qualche forma di tristezza bisognosa di cure. La lobby del morale basso adesso si è fatta nuova industria culturale. Siccome è un’epidemia interessata, bisogna difendersi.
N. 1 Pomata anti-scroll
Depositato il brevetto durante l’epoca d’oro dell’attenzione, l’ultima (2001–2006). Massaggiata sulle tempie aiuta a trattenere qualche informazione utile nel flusso dei meme. Viviamo ormai con la memoria cariata.
N. 1 Soluzione topica per la minaccia AI
Ci si lava vigorosamete la faccia ogni volta che arriva un dubbio: come cambierà il nostro lavoro con l’AI? Saremo eccezionali e superproduttivi o si ridurranno le utilità retribuibili garantite dagli umani?
N. 1 Gocce per l’ansia climatica e i suoi fratelli
Incendi, alluvioni, microplastiche, salmoni cannibali allevati nelle vasche di fango, galline cresciute con grano radioattivo. Qualcuno ne prende un paio ogni volta che entra in un supermercato e vede i mirtilli più grandi delle albicocche e i petti di pollo bianchi come il polistirolo.
N. 1 Tampone di sicurezza per pandemie improvvise
Ogni virus esotico dall’altra parte del mondo e documentato dal telegiornale non può essere più trattato con quella sufficienza che ci aiutava a campare ai bei tempi delle influenze aviarie minori. Cioè “ma figuriamoci se fa il giro del mondo e me lo prendo io”. Il primo pensiero sarà per sempre “questo virus farà il giro del mondo, e me lo prenderò proprio io”.
N. 1 Tintura di Iodio per le ferite lasciate dai partiti dem e progressisti
L’ultima cicatrice è della settimana scorsa. Quando Franceschini ha detto che è in lavorazione una interessante proposta da portare al Senato in questi giorni: “ai figli solo il cognome della madre”. Perfino a destra hanno preferito infierire poco.
Solo una cosa serve, nella vita, per fare politica: tempismo. Neanche l’intelligenza. Ma non è Franceschini in sé, è più Franceschini come metafora del generale “cosa faremo? chi si opporrà a questa pletora di pazzi, milionari e dittatori che si moltiplicano e con quali argomenti?”.