Non solo metro: cosa serve alla mobilità di Roma

Rfi lavora a un modo per chiudere davvero l’anello ferroviario. Procedono i lavori sul nodo Pigneto: sabato l’abbattimento del ponte pedonale

Non c’è solo la metro C di cui Roma sogna il completamento fino alla Farnesina entro i primi anni del 2030. Non si deve solo sperare nell’avvio di un nuovo progetto per la linea D, così da offrire alla città almeno quattro metropolitane. Il minimo indispensabile. Per il reale rafforzamento del trasporto su ferro nella capitale entro la prima metà degli anni 30 del nuovo millennio molto passa anche dai cinque miliardi di investimenti che Rete ferroviaria italiana, l’azienda delle infrastrutture del Gruppo Fs ha portato sulla capitale. Progetti con un’origine così lontana nel tempo – annunciati e riannunciati più volte – da far temere che non si arriverà mai davvero a dama. Eppur qualcosa si muove. Ma per adesso ancora a rilento. Le questioni cruciali sono due. La prima riguarda la famosa chiusura dell’anello ferroviario: un cerchio di binari completo intorno alla città. Oggi manca un pezzo. Arrivato a nord, alla stazione di Vigna Clara, l’immaginario anello intorno alla capitale s’interrompe bruscamente, per riprendere qualche chilometro più in là, verso stazione Tiburtina, e proseguire il suo giro in direzione sud-est. Tappare quel buco è l’obiettivo del progetto in tre lotti di Rfi. Valore totale di oltre un miliardo di euro. Secondo il cronoprogramma la parte principale – i lotti 1A, 1B e 2 – dovrebbero essere completati entro il 2029. Sembra poco probabile. Per quanto riguarda il lotto 1A – e cioè il raddoppio della linea ferroviaria che conduce da Valle Aurelia a Vigna Clara – la gara è stata aggiudicata e i lavori termineranno, assicurano da Rfi, entro il 2026. Ma l’intervento consentirà al massimo di potenziare il collegamento già oggi esistente tra le due stazioni (come biforcazione della linea FL3). Per quanto riguarda il lotto 1B – e cioè il collegamento tra Vigna Clara e la stazione Tor di Quinto, che creerà un primo importantissimo interscambio tra le due principali ferrovie urbane, la Fl1 e la Fl3 – il progetto è ancora in attesa di autorizzazione. Dopo dovrà esserci la gara, poi, finalmente, potranno partire i lavori. Difficile insomma che possa essere tutto completato entro il 2027, come previsto invece dal cronoprogramma.



La questione vera però riguarda il lotto 2, quello che consentirà dalla stazione Tor di Quinto di arrivare a Tiburtina, chiudendo di fatto l’anello. Dopo il dibattito pubblico che si è svolto lo scorso anno, il Campidoglio ha chiesto a Rfi di cambiare il progetto per garantire una chiusura che consenta davvero la realizzazione di una circle line in stile Berlino. Dentro Rfi sono ancora alla ricerca di una soluzione progettuale. Il progetto proposto dall’azienda del gruppo Fs infatti prevedeva che dopo Tor di Quinto la ferrovia girasse per scavalcare il Tevere e l’Aniene e tornare verso Tiburtina, ma arrivando sui binari esterni della stazione, non chiudendo di fatto l’anello a causa di un piccolissimo, ma determinante buco. Avrebbe significato: addio circle line. La richiesta del comune dunque è stata quella di arrivare i ai binari interni di Tiburtina, consentendo finalmente anche a Roma di avere finalmente la sua linea metropolitana circolare. Sembra banale, ma tecnicamente le cose sono più complicate. E’ su questo che si stanno scervellando i tecnici di Rfi, ed è sempre su questo che si sono un po’ incartati. Per arrivare sui binari interni infatti occorre “tagliare”, e cioè attraversare, tutti i binari dell’Alta velocità e della Roma-Firenze “storica” che arrivano a Tiburtina. Sovrappasarli è impossibile per ragioni paesaggistiche, per questo motivo dentro l’azienda delle infrastrutture del gruppo Fs ragionano su un progetto per sotto attraversare il fascio di binari. “Ma la soluzione non è di immediata realizzazione”, spiegano da Rfi. “Perché sono aree ad alto rischio archeologico”. Insomma si attendo dei saggi del terreno per capire la fattibilità dell’operazione. Intanto però diventa sempre meno probabile che possa tutto essere chiuso entro il 2029. Di certo, già con la conclusione del collegamento Vigna Clara-Tor di Quinto, il nodo di Roma sarà potenziato. Questo consentirà di assaggiare i primi vantaggi di quello che è il vero scopo della chiusura dell’anello: creare un Gra ferroviario in grado di redistribuire il traffico su tutte le direttive, così da evitare gli intasamenti.



Quel che procede – dopo tre gare andate deserte – è invece il Nodo Pigneto: lo scalo ferroviario del quartiere sulla Prenestina che diventerà un cruciale punto d’interscambio tra ferrovie urbane, regionali e metro C. Il cantiere è partito. E il 5 aprile farà una prima vittima eccellente: l’iconico ponticello pedonale che collega le due parti del quartiere interrotte dal vallo ferroviario. Sarà ricostruita una nuova passerella. Poi, entro il 2026 la nuova stazione entrerà in funzione, con un collegamento esterno con la linea verde. Dall’anno successivo, con la chiusura del vallo e la creazione di un sottopassaggio, il collegamento sarà ulteriormente migliorato. La seconda parte del progetto, che prevede l’interscambio anche con altre linee ferroviarie regionali, attende l’esito dell’interlocuzione tra Rfi e Sopreintendenza su alcune catacombe tutelate da vincoli archeologici che sono state trovate nell’area.

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