Gli europei sanno che devono far di più nella Nato, ma accolgono Rubio con ansia

Il segretario di stato americano incontra il ministri degli Esteri dell’Alleanza. Mark Rutte rassicura sull’impegno degli Stati Uniti, ma avverte che l’Europa deve prepararsi a un futuro con meno supporto americano

Bruxelles. Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ieri ha assicurato che gli Stati Uniti non ridurranno la loro presenza in Europa, ma ha avvertito gli europei che devono “accelerare” sulla difesa perché l’Amministrazione Trump si concentra sempre più sulla Cina. Marco Rubio, il segretario di stato americano, dovrebbe inviare un messaggio simile nella sua prima riunione, oggi, con i ministri degli Esteri della Nato. Ma, a due mesi e mezzo da un vertice dell’Alleanza all’Aia che appare già imprevedibile, difficilmente basterà a rassicurare gli europei. Tra concessioni nei negoziati con Vladimir Putin sull’Ucraina e minacce a Danimarca e Canada, un mese e mezzo di presidenza Trump ha lasciato il segno.

Tutti gli scenari, anche i peggiori, sono possibili. Rubio dovrebbe presentarsi ai ministri degli Esteri della Nato con un messaggio relativamente rassicurante. O almeno meno dirompente di quello che aveva portato il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, il 12 febbraio nella prima riunione dell’Alleanza a cui ha partecipato un membro della nuova Amministrazione Trump. L’intervento di Hegseth riecheggia ancora nel quartier generale della Nato. Oltre a illustrare la politica di concessioni territoriali sull’Ucraina, il segretario alla Difesa aveva illustrato la nuova dottrina Trump sull’Alleanza atlantica. L’articolo 5 non è messo in discussione. Ma è l’Europa che deve occuparsi di sé stessa. “Siamo qui oggi per esprimere in modo diretto e inequivocabile che le dure realtà strategiche impediscono agli Stati Uniti d’America di concentrarsi principalmente sulla sicurezza dell’Europa”, aveva detto Hegseth. “Gli Stati Uniti stanno dando priorità alla deterrenza della guerra con la Cina nel Pacifico”. In termini operativi questo si dovrebbe tradurre in una riduzione del contingente americano presente in Europa (circa 100 mila uomini), indebolendo il fianco est dell’Alleanza nel momento in cui è più minacciato dalla Russia.

Mark Rutte ha fatto spallucce di fronte alle indiscrezioni e le fughe di notizie sui media. Compresa quella di una possibile rinuncia da parte degli Stati Uniti del comando supremo dell’Alleanza. “Non ci sono piani di ritirarsi o altro. Sappiamo che gli Stati Uniti sono completamente impegnati nella Nato”, ha detto il segretario generale. Affidare il comando supremo a un americano “è una buona tradizione dai tempi di Eisenhower e ci sono buone ragioni per questo. Non ho visto proposte concrete”, ha aggiunto Rutte. Ma il segretario generale ha lanciato un paio di frasi che vanno nella direzione di Hegseth e danno la misura di quanto rapidamente gli europei debbano muoversi. “Dobbiamo assicurarci di poter difendere il territorio della Nato non solo oggi, ma anche tra cinque anni”, ha detto Rutte. “Dobbiamo assicurarci che abbiamo tutto ciò di cui c’è bisogno per difendere la nostra area euro-atlantica”. Per Rutte, “è comprensibile che gli Stati Uniti si vogliano concentrare nel tempo verso l’Asia-Pacifico”.

Il tempo per prepararsi al disimpegno di Trump è la grande incognita degli europei ed è ciò che stanno cercando di guadagnare. Rutte lo fa continuando ad adulare e giustificare Trump, comprese le iniziative più destabilizzanti, come gli attacchi alla Danimarca sulla Groenlandia. Il segretario generale ha detto di volersi concentrare sulla sicurezza dell’Artico e dell’estremo nord, di cui la Groenlandia sarebbe solo una parte (in realtà la zona più vasta). “La Nato è sempre più coinvolta lì e questo è molto importante”, ha detto Rutte. Il segretario generale si è voluto tenere fuori dalla guerra commerciale che il presidente americano ha lanciato con il “Liberation day”. Quanto all’Ucraina, Rutte ha nuovamente “lodato” il fatto che Trump ha “rotto lo status quo” con i suoi negoziati con Putin. La linea ufficiale non è più di rafforzare Kyiv per sconfiggere la Russia, ma di arrivare a una pace durevole che impedisca a Putin di compiere una nuova invasione o di lanciarsi contro un paese dell’Alleanza.

Gli europei vogliono usare i due giorni con Rubio per trasmettere alcuni messaggi sull’Ucraina a Trump. Per dimostrare che si assumeranno le loro responsabilità in caso di cessate il fuoco è stata convocata, proprio alla Nato, una riunione della coalizione dei volenterosi la prossima settimana. Indicheranno anche quali sono le loro linee rosse nei negoziati che Trump sta conducendo: “No” alla neutralità dell’Ucraina, “no” al riconoscimento delle annessioni russe e “no” a limiti imposti a Kyiv sul suo esercito. Per guadagnare tempo sul disimpegno americano dall’Europa, gli europei cercheranno di dimostrare che stanno facendo sul serio sulla spesa per la difesa e i nuovi obiettivi che saranno fissati al vertice dell’Aia. Rutte ha detto che bisognerà spendere “sostanzialmente più del 3 per cento del pil”. Secondo il Financial Times, il Regno Unito ha preparato una proposta per un nuovo fondo di debito comune che dovrebbe permettere di accelerare gli acquisti di armi dei paesi della coalizione dei volenterosi. Ma, di fronte alla personalità più ragionevole dell’Amministrazione Trump, tutti i dubbi europei rimangono: Rubio è davvero in grado di influenzare Trump?

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