Il senatore addossa la colpa all’Europa e propone il ritorno della “nostra moneta nazionale”, mentre l’assessore allo Sviluppo della Lombardia guarda alle ricadute negative sulle imprese italiane. Sabato il congresso del Carroccio
“Finisce l’epoca del mondo senza barriere che ci ha regalato anni di stagnazione e recessione”. Così Claudio Borghi, senatore della Lega, ha commentato su X l’arrivo delle nuove misure restrittive annunciate nella notte italiana dal presidente americano Donald Trump, che solo per l’Unione europea ha previsto dazi del 20 per cento, a cui si sommano altri del 25 per cento sulle auto prodotte all’estero (già in vigore dalla mezzanotte).
Dal comunicato della Casa Bianca, ha scritto il leghista, emerge che “gli Usa non possono più tollerare un deficit commerciale smisurato con tutto il resto del mondo”. In italia “abbiamo esportato tanto ma abbiamo importato troppo” e il nostro surplus verso l’estero deriva dal fatto che “non consumiamo”, in quanto “ci siamo impoveriti lasciando scappare la produzione di troppi prodotti all’estero, tagliando gli investimenti pubblici e facendo compressione salariale per rimanere competitivi nonostante l’Euro ci danneggiasse”, sostiene il senatore nel suo post, proponendo una soluzione precisa: “Riprendere la nostra moneta nazionale”.
In attesa di ciò, secondo Borghi, servirà “aumentare la domanda interna”, ma anche avviare trattative bilaterali subito – come più volte suggerito in passato, non senza tensioni con gli alleati di governo– e “prepararsi ad un nuovo mondo che difficilmente sarà peggiore di quello disastroso che abbiamo vissuto negli ultimi 25 anni”.
Dalla lettura di Borghi si distacca completamente Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia e anch’esso leghista, secondo cui i dazi applicati sui prodotti Ue “avranno pesantissime ricadute negative dal punto di vista economico per le nostre imprese e per le nostre filiere”. Con l’annuncio di ieri, si legge in suo post su LinkedIn, “è caduta la speranza che i dazi annunciati a suo tempo dall’amministrazione Usa non diventassero realtà anche grazie ai tavoli di negoziazione che erano in corso”, per poi auspicare in una “immediata e doverosa risposta da parte europea” affiancata da appositi negoziati con la Casa Bianca. “Sono convinto che le guerre commerciali non convengano a nessuno – ha concluso il leghista– speriamo che la ragione prevalga”.
Da un lato un elogio, dall’altro lo sconforto. Due anime contrapposte sotto il colore della stessa bandiera e che fra una manciata di giorni si incontreranno al congresso federale della Lega a Firenze. Mentre il leader del partito Matteo Salvini prosegue nel tentativo di farsi ponte tra Roma e Washington, per mostrare agli alleati di governo il suo rapporto privilegiato con l’Amministrazione Trump.