Il carteggio tra il segretario di stato del Vaticano Parolin e la premier Meloni per modificare il Concordato del 1984. La Chiesa alla presa con la crisi della vocazione anche per chi assiste i nostri militari. Pronta un disegno di legge: ecco come cambierà la normativa
Prima lo spirito, poi le divise. In attesa di trovare una linea sul riarmo europeo, il governo interviene sui cappellani militari, sacerdoti chiamati a sostenere le Forze armate, in patria e nei teatri di guerra: l’età minima si abbasserà a 25 anni (da 28) e quella massima (ora a 40) non ci sarà più. Così si cerca di rispondere al “calo vocazionale”, si legge nel documento visionato da questo giornale. Ma anche, detto in termini manageriali, per “assicurare una maggiore flessibilità nell’azione di reperimento delle risorse umane”. Il disegno di legge è stato presentato dai ministri della Difesa e degli Esteri, Guido Crosetto e Antonio Tajani, di concerto con quelli della Giustizia Carlo Nordio, dell’Interno Matteo Piantedosi, della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo e dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Tutto nasce da uno scambio di lettere – in possesso del Foglio – tra la premier Giorgia Meloni e il segretario di stato della Santa Sede, cardinale Pietro Parolin. La legge – a cui tiene molto anche il presidente della Camera Lorenzo Fontana affinché venga approvata con velocità – interviene sul Concordato lateranense del 18 febbraio 1984, siglato da Bettino Craxi e dal cardinale Agostino Casaroli a Villa Madama. Anche in questo caso, come allora, si è arrivati a un accordo dopo un lungo lavorio diplomatico “mediante uno scambio di lettere tra la Repubblica italiana e la Santa Sede costituente un’intesa attuativa”, scrive Meloni a Parolin lo scorso 12 novembre, “avvalendosi dell’occasione per rinnovare all’Eminenza vostra i sensi della mia più alta considerazione”.
Nelle lettere tra Palazzo Chigi e Oltretevere c’è l’intesa, per articoli, di come sarà emendato l’accordo sui cappellani militari. Tanto che il segretario di stato vaticano, il 23 dicembre, risponde al “signor presidente del Consiglio dei ministri” – sempre rinnovandole “l’espressione della mia più alta considerazione” – per dare via libera alle modifiche della legge che entrerà in vigore “all’avvenuto completamento delle procedure interne previste dai rispettivi ordinamenti”. Cioè il Parlamento. Gli articoli che saranno cambiati sull’assistenza spirituale alle Forze armate saranno tre. Il primo riguarda l’articolo 1549 del codice, “concernente i requisiti per la nomina al grado di cappellano militare di complemento” che viene modificato “stabilendo per i sacerdoti l’età minima di 25 anni, in luogo dei 28 anni attualmente stabiliti, senza la previsione di alcun limite anagrafico massimo, oggi fissato in 40 anni”. Il secondo, invece, interviene sui requisiti “per la nomina al grado di cappellano militare addetto in servizio permanente”. Viene cioè “emendato prevedendo che i cappellani militari di complemento, possano presentare domanda a questo fine purché abbiano prestato almeno due anni di servizio continuativo, in luogo dei cinque anni attualmente stabiliti, e che questa facoltà non sia subordinata a un limite massimo di età, attualmente fissato al quarantacinquesimo anno”.
Il terzo articolo disciplina quest’ultimo passaggio affinché la carriera dei cappellani militari abbia maggiori sbocchi. In primo luogo “per i giovani presbiteri appena ordinati”. In poche parole così si consente al personale in uscita dal Seminario maggiore “San Giovanni XXIII”, cioè la Scuola allievi cappellani militari, di beneficiare direttamente dell’accesso al ruolo dei cappellani militari, al termine dell’iter di studio ivi previsto, della durata di sei anni. Secondo il quadro normativo vigente, infatti, il giovane, se avviato al seminario al termine delle scuole superiori, ne esce ordinato sacerdote all’età di 25 anni e dovrebbe aspettare tre anni. In secondo luogo, “si permette anche ai presbiteri più anziani, arricchiti da variegata esperienza nelle diocesi italiane, di dedicarsi al ministero presso le Forze armate (eliminando il limite di età massimo per la nomina a cappellano militare di complemento), così consentendo l’accesso nell’organizzazione militare anche a sacerdoti di comprovata maturità e assicurando ai medesimi la possibilità di transitare nel servizio permanente”.
Il disegno di legge – già depositato alla Commissione Difesa della Camera – coglie il punto di questa operazione, che sembra andare incontro alla crisi di vocazione che circonda la Chiesa. Ma che allo stesso tempo è di attualità politica davanti alle sfide che attendono il governo proprio in questi tempi in cui un piano di riarmo europeo, e quindi nazionale, è all’ordine del giorno del dibattito. Si legge infatti nella scheda allegata al ddl che “il presente intervento, peraltro, è da inquadrare nell’attuale situazione di generalizzato calo vocazionale che la Chiesa cattolica sta affrontando, negli ultimi anni, tuttavia da sistematizzare con la permanente esigenza, da parte del personale delle Forze armate, di assistenza spirituale e di supporto morale, sia in Italia sia nei teatri operativi all’estero. Il contemperamento di quest’esigenza con il menzionato quadro di penuria di risorse umane nell’ambito ecclesiale rende opportuna la realizzazione di una leva reclutativa più flessibile e, pertanto, più efficace”. La nomina del cappellano secondo il nostro ordinamento è nelle facoltà del ministro della Difesa con apposito decreto. Nel carteggio governo-Vaticano si mette anche in chiaro che “la modifica al quadro normativo non modifica il numero complessivo dei cappellani militari, fissato a 162 unità, comprensivo dell’Ordinario militare e del Vicario generale”. Questi sacerdoti, a seconda del grado, sono pagati come i loro parigrado in mimetica: 126 mila euro lordi annui per l’Ordinario militare (assimilato a un generale di corpo d’armata), 104 mila per il vicario generale (generale di divisione), 58 mila per il primo cappellano capo (maggiore), 48 mila per il cappellano (capitano); 43 mila per il cappellano addetto (tenente). Nel disegno di legge è allegato anche un parere della Ragioniera dello stato Daria Perrotta nel quale si certifica che non ci saranno “nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. L’intesa incide sul Codice militare e non risulta incompatibile con il contesto normativo dell’Unione europea e internazionale. Il disegno di legge a cui tengono molto Parolin, Meloni e anche il presidente della Camera Fontana di fatto autorizza “la ratifica di trattati internazionali come da accordi epistolari tra la santa Sede e il governo italiano”, come scrive Stefano Soliman, capo dell’ufficio legislativo della Farnesina. Chissà che la benedizione dei cappellani militari non serva anche alla coalizione di governo alle prese, tra parole e omissioni, con il piano ReArm Europe, destinato a cambiare l’approccio alla nostra Difesa. Tuttavia i distinguo si sprecano. E anche qui è una questione di voti, non ex ma futuri.