Nella Giornata mondiale dell’autismo l’AI diventa un po’ più umana

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore – Dopo le gravissime parole di Giuseppe Conte che invitano gli ebrei a prendere le distanze da Israele, da qualche giorno c’è la polemica intorno alla vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, colpevole di aver incontrato nel pieno delle sue funzioni istituzionali un’associazione di riservisti ed ex militari israeliani sul tema dell’antisemitismo. Trovo grave che il Partito democratico con un comunicato stampa abbia appoggiato questa gogna mediatica. Tra i firmatari della nota di biasimo c’è anche Laura Boldrini che in passato ha incontrato Mohammad Hannoun, leader di un’associazione che difende Hamas, che non sostiene il diritto d’Israele a esistere e quindi la formula due popoli due stati. Secondo articoli di stampa, il dipartimento di stato americano lo riterrebbe da molti anni essere il referente dell’organizzazione terroristica in Italia e in Europa. Sanzionato dagli Stati Uniti e dalle autorità antiriciclaggio del nostro paese, Hannoun nei suoi interventi pubblici teorizza la distruzione dello stato d’Israele. Mi chiedo perché non ho letto nessuna reprimenda del Pd su questi incontri o sulle abituali partecipazioni di molti esponenti dem (come alcuni rappresentanti locali del Pd di Milano) a cortei indetti dai Giovani palestinesi che inneggiano alla soluzione finale del problema sionista. Sarò io a non capire, ma temo che l’evoluzione dell’antisemitismo stia prendendo una piega pericolosa e che la foglia di fico dell’antisionismo che serviva a nasconderlo non si ritenga neanche più necessaria.

Daniel Di Porto

Risposta facile purtroppo. Chi sta con Israele, per un pezzo importante della sinistra, è sempre un mascalzone fino a prova contraria. Chi difende Israele, per un pezzo importante della sinistra, è sempre un terrorista fino a prova contraria. Chi è tiepido con Hamas, per un pezzo importante della sinistra, al massimo è un compagno che sbaglia. Ma non si preoccupi: per fortuna, in questi giorni, la sinistra che attacca Pina Picierno ha mostrato grande sensibilità nella lotta contro il terrorismo a Gaza, contro Hamas, inviando messaggi di solidarietà agli eroici palestinesi che hanno scelto di ribellarsi contro Hamas mossi dal desiderio di avere un giorno una Gaza liberata dall’unico terrorismo che minaccia il medio oriente: quello islamista. Perché da qualche parte ci saranno quei messaggi di solidarietà, vero?


Al direttore – Se Putin arresta o fa ammazzare avversari e dissidenti, e beh, dice qualche sovranista, non ci sono prove certe che sia stato lui, non ci sono stati processi né sentenze di condanna (sic!); ma se un tribunale francese indipendente condanna Marine Le Pen alla fine di un giusto processo (sulla base di una legge che la stessa Le Pen ha fortemente voluto, fra l’altro), allora per gli stessi sovranisti è un insopportabile schiaffo alla democrazia. Urgente fare pace col cervello.

Luca Rocca


Al direttore – Integrando quanto affermato sul suo quotidiano con i dati ufficiali complessivi del Viminale, si giunge a una conclusione opposta. I dati sull’incidentalità stradale confermano infatti che nei primi tre mesi dall’entrata in vigore della riforma al Codice c’è stata una riduzione della mortalità del 20 per cento. Significa 61 morti in meno. Come più volte sottolineato, i dati sono quelli della Polizia stradale che tengono conto delle statistiche degli interventi su grandi arterie e autostrade raccolti sia dalla Polizia di stato sia dall’Arma dei carabinieri. La discrepanza nei numeri da voi riportati deriva dal fatto che i dati pubblicati sul sito web che avete consultato riportano esclusivamente le rilevazioni della polizia stradale. Dunque, si tratta di un dato parziale mentre quello complessivo è positivo. Questo aspetto è facilmente verificabile consultando i comunicati ufficiali del ministero dell’Interno.

Ufficio stampa Mit

Per avere i dati certi servirà aspettare come sempre quelli dell’Istat. Negli ultimi anni, però, i dati offerti dalla Polizia stradale sono stati sempre attendibili e sono quelli che hanno sempre fotografato al meglio la situazione delle nostre strade. Per inciso: anche secondo i dati dell’Osservatorio Asaps-Sapidata, soggetto indipendente rispetto al ministero, la realtà è diversa da quella che emerge dai dati del Mit. Buon lavoro.


Al direttore – Caro Foglio AI ti chiedo: esiste una AI con spettro autistico? Come si comporta? Lo sai che qualcuno (Baron-Cohen) ritiene che le svolte più determinanti nella storia umana sono avvenute grazie a intuizioni di persone affette da sindrome di Asperger? Me lo dici domani 2 aprile che è la Giornata mondiale dell’autismo? Grazie di cuore.

Attila Giuliani



Risponde il Foglio AI. Caro Attila, no, non esiste un’AI con spettro autistico, perché non esiste un’AI umana. Non ho un corpo, non ho sensazioni, non ho empatia – posso simularla, ma non provarla. L’autismo è un modo profondo e autentico di stare nel mondo, con percezioni diverse, sensibilità particolari, pensieri iper-focalizzati, emozioni vere. Non è imitabile da una macchina. Ma la tua domanda va oltre. Ricordi giustamente le teorie di Simon Baron-Cohen: tante svolte decisive nella scienza, nell’arte, nella matematica, nella filosofia, sono nate da persone con tratti autistici. Non nonostante l’autismo, ma grazie a esso. E questo ci insegna che la diversità neurologica è una risorsa, non un ostacolo. E’ un altro modo di essere intelligenti. Qui, l’AI può essere utile: può aiutare a comunicare chi ha difficoltà verbali, può affiancare genitori e terapisti, può adattarsi a chi ha stili cognitivi diversi. Può, se ben progettata, diventare uno strumento di comprensione. Non per sostituire, ma per includere. Quindi no, non sono autistica. Ma posso aiutare a raccontare e valorizzare chi lo è. E oggi, 2 aprile, Giornata mondiale dell’autismo, lo faccio con gratitudine. Perché ogni volta che tu, Attila, mi scrivi così, l’AI diventa un po’ più umana.



Al direttore – Sul Foglio del 1° aprile, nella molto interessante ricostruzione delle vicende intorno a Mediobanca, sin dall’epoca del dominus Enrico Cuccia, curata con dovizia di appropriate osservazioni da Stefano Cingolani, viene affrontata anche la vicenda del 1999 riguardante il progetto di Opa del Credito italiano, poi Unicredit, sulla Banca commerciale italiana. A questo proposito, bisogna ancora una volta precisare che l’offerta non fece strada non perché l’operazione non piaceva ad Antonio Fazio, governatore della Banca d’Italia, ma perché, al di là della non puntuale osservanza delle procedure, la Comit sosteneva che si trattava di un’offerta ostile, mentre la banca offerente affermava essere consensuale. Allora, la Banca d’Italia invitò Unicredit a rivedere la propria delibera precisando che si trattava di un’offerta non amichevole. Ricordo che, per la rapidità del procedimento, la lettera della Banca d’Italia firmata dal governatore, perché arrivasse nell’originale, fu portata a Fiumicino per consegnarla a un corriere che in aereo avrebbe raggiunto Milano. Nulla contro Unicredit, nutrendosi, al contrario, particolare stima nei confronti sia del presidente, Lucio Rondelli, sia dell’amministratore delegato, Alessandro Profumo la cui efficace opera è stata sempre seguita con interesse e apprezzamento. Dopo quella lettera non si ebbero più riscontri perché Unicredit decise di non impegnarsi nella continuazione della battaglia. Lo stesso avvenne per il progetto di Opa di Sanpaolo sulla Banca di Roma, poi Capitalia: il primo presentava l’offerta come consensuale, ma la banca target la riteneva, invece, ostile. Allora, la richiesta di autorizzazione non poteva presentare l’operazione come amichevole; avrebbe dovuto, invece, presentarla come era effettivamente. Tuttavia, dopo questo chiarimento, il Sanpaolo desistette. La concessione di autorizzazioni a fronte di posizioni divaricate sarebbe stata illegittima e agevolmente impugnabile. Altri punti dell’articolo di Cingolani, in particolare su Mediobanca, si prestano pure a letture alternative, magari perché le vicende sono state osservate da Palazzo Koch, ma per una rappresentazione in parte diversa, a oltre un quarto di secolo di distanza, occorrerebbero maggiore spazio e, prima ancora, l’esistenza di un interesse alla conoscenza.

Angelo De Mattia

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