Il vero garante della libertà dell’Ucraina (e della nostra). Tra Russia e Stati Uniti c’è un formidabile guaio di nome Europa. Scene da una resistenza possibile
Forse è solo un’illusione, un colpo di sole primaverile, una speranza che cerchiamo disperatamente di trasformare in un fatto reale. Forse è così, forse è solo una proiezione dei nostri desideri, e di uno in particolare, quello che ci spinge a sperare che vi sia ancora una strada per evitare la resa, che vi sia ancora un modo per proteggere l’Ucraina, che vi sia ancora una possibilità per evitare che la pace giusta si trasformi in una pace ingiusta, in una pace purchessia, e che la resistenza eroica di un popolo coraggioso possa essere spazzata via con un tratto di penna, con un post su Truth, con un meme su X. Eppure, dietro la distanza che ancora esiste, chissà per quanto, tra le posizioni di Putin e quelle di Trump, sull’Ucraina, c’è una variabile che i due negoziatori in chief non avevano considerato: l’Europa, naturalmente.
E’ l’Europa, in fondo, che ha fatto sentire il suo abbraccio a Zelensky pochi istanti dopo il duello andato in scena alla Casa Bianca con Donald Trump, dove anche Zelensky ha rifilato qualche manrovescio al presidente americano. E’ l’Europa, in fondo, che in queste settimane ha fatto tutto quello che poteva fare per non far mancare il proprio appoggio all’Ucraina, prendendo sul serio la possibilità di ritrovarci di fronte a un’Europa con meno Nato e più Putin. Lo ha fatto a volte in modo disordinato, attraverso i cosiddetti volenterosi, attraverso l’attivismo di Francia e Regno Unito, che hanno promesso di difendere l’Ucraina costi quel che costi, e succede quel che succeda, facendo sentire l’Ucraina politicamente e militarmente coperta, come succede da anni in medio oriente con Israele, che ogni volta che si ritrova a fare i conti con una minaccia iraniana sa di poter contare sul sostegno dell’America (e anche su quello del Regno Unito).
Lo ha fatto in modo più ordinato, l’Europa, anche se al momento solo a livello comunicativo, annunciando di essere pronta a riarmarsi per difendersi dalla minaccia russa, arrivando a mettere sul piatto 800 miliardi di euro, che sono soldi che un po’ ci sono e un po’ no, trattasi di un menù all’interno del quale si può utilizzare il debito nazionale, il debito europeo, i capitali privati, e ognuno sceglie in base allo spazio fiscale che ha, ma con una decisione tale da aver fatto andare su tutte le furie Putin, per il quale è inconcepibile che l’Europa non si arrenda al suo destino, che l’Europa non si fidi di Putin, che l’Europa non consideri come realistiche le possibilità che Putin si fermi in Ucraina, una volta ottenuta una pace. Lo ha fatto poi, l’Europa, continuando a inviare armi all’Ucraina, continuando a non far mancare il suo sostegno (dal 24 febbraio 2022 al 31 marzo 2025, l’Unione europea, inclusi i suoi stati membri e il Regno Unito, ha destinato complessivamente all’Ucraina circa 132 miliardi di euro, di questi 70 miliardi sono stati erogati sotto forma di aiuti finanziari e umanitari, mentre 62 miliardi sono stati destinati all’assistenza militare, e nello stesso periodo gli Stati Uniti hanno fornito all’Ucraina un totale di circa 114 miliardi di euro, e questo importo comprende 64 miliardi di euro in aiuti militari e 50 miliardi di euro in aiuti finanziari e umanitari).
E lo ha fatto, l’Europa, continuando a muoversi come ultimo e forse primo garante della libertà dell’Ucraina. E non a caso la Russia ha reagito con fermezza, considerando questa “militarizzazione” come una minaccia diretta. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha dichiarato che Mosca potrebbe adottare misure per garantire la propria sicurezza, sottolineando che questa decisione non contribuisce a una soluzione pacifica in Ucraina. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha espresso il suo rifiuto riguardo alla possibilità di dispiegare forze europee in Ucraina, considerandola una provocazione alla guerra.
A metà marzo, il presidente della Duma russa, Vyacheslav Volodin, ha avvertito il presidente francese, Emmanuel Macron, che la sua “retorica bellicista” e le discussioni sull’uso di armi nucleari potrebbero portare a una “grande tragedia” (se vi state chiedendo se i patrioti europei parlano come i russi, la risposta è sì). Sempre a marzo, Lavrov ha definito i piani della Francia di estendere il proprio ombrello nucleare in Europa come una “minaccia per la Russia”. Negli stessi giorni, il Cremlino ha accusato l’Europa di incitare alla guerra attraverso le sue azioni e le sue dichiarazioni, in particolare riguardo al sostegno militare all’Ucraina e ai piani di rafforzamento della difesa europea.
La Russia, infine, ha avvertito che il riarmo tedesco e quello europeo potrebbero portare a “un’escalation delle tensioni”, facendo aumentare il rischio di conflitti (la Russia, come è noto, è un paese pacifico). E ogni volta che un capo di stato – come Sergio Mattarella, per dire – cerca di ricordare cosa rischia l’Europa a comportarsi di fronte a Putin come Chamberlain si comportò di fronte a Hitler la Russia di Putin si sente minacciata per una ragione fondamentale: percepisce la presenza di un’Europa che con mille divisioni riesce comunque a essere più compatta del previsto, meno molle del previsto, più decisa a fare tutto il necessario per evitare che la resa dell’Ucraina possa diventare la resa dell’Europa. Il caso delle sanzioni, da questo punto di vista, è la vera cartina al tornasole della forza europea.
Putin, smentendo tutti coloro che in questi anni hanno detto che le sanzioni alla Russia avrebbero fatto male più all’Europa che alla Russia (se vi state chiedendo se i patrioti europei, Salvini in primis, parlano come Putin su questo punto, la risposta è sì), ha chiesto, come gesto di buona volontà dell’occidente nei suoi confronti di rivedere le sanzioni alla Russia. Le principali sanzioni con cui deve fare i conti la Russia sono sanzioni europee. A Parigi, la scorsa settimana, tutti i grandi d’Europa hanno confermato che le sanzioni non verranno tolte e saranno tutelate. Niente male quest’Europa, no? Putin, lo sappiamo, gioca sul tempo. Conta sul fatto che l’America si stanchi, e che solo l’Europa non basti a difendere Kyiv. Ma finora le cose sono andate così: a ogni allontanamento di Trump dall’Europa, l’Europa ha risposto in modo costruttivo, resistendo, rilanciando, trovando dei modi creativi per abbracciare l’Ucraina, per farla sentire pienamente parte della sua comunità, per allontanare la resa e per rendere la pace ingiusta una prospettiva non scontata. Senza l’America, l’Europa non si difende.
Ma senza l’Europa, l’Ucraina sarebbe stata già offerta in pasto alla Russia. Forse è solo un’illusione, un colpo di sole primaverile, una speranza che cerchiamo disperatamente di trasformare in un fatto reale. Ma più l’Europa troverà un modo per resistere, più Trump e Putin avranno difficoltà a trasformare la svendita dell’Ucraina nello specchio riflesso di un’aggressione più grande: quella alla nostra idea di democrazia, quella alla nostra idea di libertà.