Nel massimo tribunale dello stato i liberal mantengono un’esile maggioranza. Sconfitto Brad Schimelm, sostenuto da Trump e dal fondatore di Tesla che aveva speso oltre venticinque milioni di dollari per influenzare la contesa elettorale. In Florida intanto i dem perdono due suppletive
Nell’immediato, i dem perdono due elezioni suppletive in Florida in due distretti congressuali dove però, a novembre, i candidati repubblicani avevano trionfato con oltre trenta punti di distacco dagli avversari dem.
A lungo termine però, il maggiore partito d’opposizione statunitense è riuscito a trionfare per un’elezione normalmente depoliticizzata come quella per un seggio alla Corte Suprema statale del Wisconsin. Competizione elettorale pesantemente influenzata da Elon Musk: l’alleato chiave del presidente Donald Trump, infatti, ha speso oltre venticinque milioni di dollari, rendendo la corsa estremamente polarizzata.
A vincere con circa il 55% nello stato famoso per la protezione casearia (anche lo stesso magnate di origine sudafricana ha indossato un copricapo a forma di groviera a uno degli eventi a cui ha partecipato) è stata la giudice progressista Susan Crawford, attualmente in carica presso il tribunale della contea di Dane. A essere sconfitto, invece, è un altro magistrato ed ex procuratore generale statale Brad Schimel, che però è finito in ombra rispetto ai suoi principali sostenitori, il già citato Musk e ovviamente Donald Trump, che sulle sue pagine social ha paventato “la distruzione del Wisconsin” a opera dei migranti irregolari se Crawford sarebbe stata eletta.
Messaggio respinto al mittente dagli elettori che ha come immediato riscontro il mantenimento dell’esile maggioranza liberal nel massimo tribunale statale del Wisconsin con 4 giudici contro tre conservatori. In ballo ci sono i diritti riproduttivi ma anche la contrattazione collettiva dei sindacati e un cambiamento sostanziale agli otto distretti che eleggono i deputati al Congresso, attualmente disegnati sotto il governatore repubblicano Scott Walker, in modo da avvantaggiare i repubblicani in modo strutturale. Ci sono anche però dei contenziosi che riguardano una legge statale che non consente ai produttori di automobili di possedere concessionarie, un provvedimento profondamente inviso a Musk. Insieme a Crawford, passa la sua prima prova sul campo l’organizzazione informale costruita in poche settimane da Bernie Sanders per il suo tour itinerante “contro gli oligarchi”, provando che il suo messaggio di combattere Trump e i suoi alleati con ogni mezzo prevale sul modello “business as usual” promosso dalla leadership nazionale dei dem.
In questo modo si può battere anche la capacità di spesa di Musk e dei suoi alleati, che però possono consolarsi con la vittoria nel referendum statale che impone ai votanti di mostrare un documento d’identità per partecipare alle elezioni. Per quanto riguarda la Florida, invece, le speranze che l’insegnante e attivista Josh Weil sconfiggesse il senatore statale Randy Fine nel sesto distretto un tempo occupato da Michael Waltz, consigliere per la sicurezza nazionale al centro dello scandalo del Signalgate, forse erano eccessive, nonostante i democratici abbiano speso circa dieci milioni di dollari. Però in ogni caso il margine di quattordici punti, per quanto ragguardevole in assoluto, è circa la metà di quanto ottenuto da Waltz a novembre. Nessuna sorpresa nemmeno per il seggio un tempo occupato dal deputato ipertrumpiano Matt Gaetz: nel primo distretto infatti il capo dell’Ufficio Finanze della Florida Jimmy Patronis ha facilmente sconfitto la candidata Gay Valimont, già scelta dai dem per l’impresa impossibile di sconfiggere Gaetz qualche mese fa.
Un risultato che complessivamente al momento dà più respiro all’esile maggioranza repubblicana alla Camera dei Rappresentanti, che ora raggiunge 220 deputati su 435, ma dall’altra fa capire che il potere di Elon Musk non è illimitato e che la sua presenza informale ai vertici del governo federale potrebbe avere i mesi contati per l’impopolarità dei suoi tagli draconiani alla spesa pubblica, che stanno trascinando verso il basso anche l’indice di popolarità del presidente Trump, attualmente intorno al 42% dei consensi.