“Ciò che mi ha sorpreso è fino a che punto il clan Le Pen abbia sottovalutato l’affaire”, dice l’intellettuale e battitore libero del dibattito delle idee francese. Scettico sulle chance di Bardella alle presidenziali
Parigi. “Un tuono in un cielo che già non era azzurro”. Con queste parole, Raphaël Llorca, intellettuale e battitore libero del dibattito delle idee francese, riassume quello che molti hanno definito l’inizio del tramonto di Marine Le Pen, ma anche di una saga, di un clan, di una storia familiare che ha caratterizzato la politica esagonale degli ultimi cinquant’anni. La sentenza emessa lunedì dal Tribunale di Parigi, che ha condannato la madrina del sovranismo francese a quattro anni di carcere, di cui due senza condizionale ma con l’uso del braccialetto elettronico, e a una multa di 100 mila euro, ha confermato soprattutto l’ineleggibilità per cinque anni con “esecuzione provvisoria”: Le Pen, salvo inimmaginabili coup de théâtre, non potrà presentarsi alle presidenziali del 2027.
“Ciò che mi ha sorpreso è fino a che punto il clan Le Pen abbia sottovalutato l’affaire. Gli avvocati della leader sovranista si sono resi conto troppo tardi che non si trattava di un dossier qualsiasi e della pericolosità dell’ineleggibilità con ‘esecuzione provvisoria’, dunque con applicazione immediata anche in caso di ricorso”, dice al Foglio Raphaël Llorca, secondo cui “il dilettantismo mostrato da Marine Le Pen e dalla sua difesa ricorda il dibattito fallimentare tra il primo e il secondo turno delle presidenziali del 2017”, quando l’opaca prestazione mediatica della leader sovranista convinse gli indecisi a votare in massa per Macron. “Come in quel caso, l’impressione è che sia arrivata impreparata a questo appuntamento giudiziario”, sottolinea Llorca. C’è stata un’impreparazione durante il processo e “c’è stata un’impreparazione nei minuti e nelle ore successive alla sentenza perché nessuno nel Rassemblement national si aspettava quel verdetto e nessuno sembrava avere le idee chiare su cosa dire. La mia impressione è che Marine Le Pen stia cercando di prendere tempo”, dice Llorca, prima di aggiungere: “Per ora non vedo una strategia politica chiara, a parte qualche attacco maldestro ai giudici. Nella prima parte dell’intervista a Tf1 di lunedì sera, ha dichiarato: ‘Mi hanno eliminata’. Poi, nella seconda parte, ha affermato: ‘Non mi lascerò eliminare in questo modo’. C’è molta confusione”. Per ora, Le Pen si limita a fare “la martire”, a parlare di “persecuzione”, a dire che le pratiche dei giudici francesi assomigliano a quelle dei “regimi autoritari”. Come si risponde a questo vittimismo giudiziario lepenista? “In un dibattito in televisione, l’ex portavoce del governo, Prisca Thevenot, ha dato secondo me l’angolo giusto, dicendo provocatoriamente: ‘A partire da quanti punti percentuali nei sondaggi si è al di sopra della legge?’”, dice al Foglio Llorca. E a proposito di sondaggi: secondo una rilevazione Elabe per BfmTv pubblicata lunedì sera, il 57 per cento dei francesi giudica normale la sentenza alla luce dei fatti per cui Le Pen e altri otto eurodeputati sono stati condannati, e il 68 che l’“esecuzione provvisoria”, ossia l’applicazione immediata dell’ineleggibilità, sia giusta. “Sono percentuali importanti: una netta maggioranza dei francesi considera che la condanna sia assolutamente logica, che anche se sei accreditata al 37 per cento dei sondaggi in vista delle presidenziali non sei al di sopra della legge”, dice Llorca.
Lunedì, durante lettura della sentenza, la presidente del Tribunale, Bénédicte de Perthuis, ha spiegato che l’“esecuzione provvisoria” ha “una funzione punitiva e necessaria”. “Si tratta di garantire che i rappresentanti eletti, come tutti coloro che sono soggetti alla legge, non beneficino di un regime preferenziale”, ha aggiunto il magistrato. Condirettore dell’Observatoire “Marques, imaginaires de consommation et politique” alla Fondation Jean-Jaurès, Llorca ha pubblicato nel 2021 “La Marque Macron. Désillusions du neutre” (L’Aube, 2021). L’ineleggibilità di Marine Le Pen segna non solo il tramonto di una leader, ma anche, forse, la fine di un marchio, che non sarà facile sostituire. “Il capitale di simpatia e di vicinanza ai francesi che Le Pen ha costruito nei suoi trent’anni di vita politica è inestimabile e non può essere rimpiazzato dalla sera alla mattina da una persona, Jordan Bardella, che certamente ha delle qualità, ma non ha lo spessore politico della sua mentore”, spiega al Foglio Llorca, scettico sulle proiezioni sondaggistiche secondo cui Bardella otterrebbe la stessa percentuale di Le Pen alle presidenziali. “La politica è anzitutto una dinamica, non aritmetica, e alle ultime elezioni legislative abbiamo visto che Bardella, anche per la sua giovane età, non è ancora pronto per caricarsi sulle spalle il peso di un partito come il Rassemblement national. Ha ancora molta strada da fare”, sottolinea Llorca, prima di concludere: “Quello di cui sono certo è che non ci sarà una traslazione automatica del capitale politico e simbolico da Marine Le Pen a Jordan Bardella”.