La protesta non si ferma, le leggi liberticide e la repressione nemmeno
Questa sera per il centoventiseiesimo giorno di fila i georgiani manifesteranno contro il partito di governo, Sogno georgiano, con gli stessi due obiettivi di sempre: nuove elezioni e liberazione dei prigionieri politici. La protesta dei georgiani è iniziata il 28 novembre, quando il governo ha sospeso il processo di adesione del paese all’Unione europea e non si è mai fermata, non si è mai affievolita, non si è mai rassegnata.
Lunedì era il 34esimo anniversario del referendum per l’indipendenza della Georgia dall’Unione sovietica – il 99,5 per cento degli elettori votò per la restaurazione dell’indipendenza che era stata dichiarata per la prima volta nel 1918 – e via Rustaveli si è riempita di bandiere georgiane, europee e ucraine, mentre i manifestanti cantavano “la primavera del popolo è qui”, lo slogan del 1991. L’ex presidente Salomé Zourabichvili ha annunciato la creazione di una “piattaforma politica” con tutte le forze pro Europa del paese, chiedendo di superare le differenze per la battaglia comune. Ma dentro il palazzo Sogno georgiano sgretola il sistema democratico e indipendente della Georgia e riapre ferite storiche, come se quelle attuali non bastassero. In Parlamento, dove il partito di governo ha una maggioranza ottenuta alle elezioni contestate del 26 ottobre scorso, si procede con le leggi che silenziano il dissenso della società civile – gli agenti stranieri – e ora anche con una nuova norma che di fatto permette alla Corte costituzionale di interdire i partiti che hanno obiettivi simili ai movimenti che già sono stati vietati, che sostanzialmente sono quelli europeisti. Intanto lavora una commissione d’inchiesta che sta riscrivendo la storia dell’invasione russa del 2008, togliendo la responsabilità a Mosca e dandola invece alle provocazioni dell’allora presidente Mikheil Saakashvili. In piazza, assieme alle bandiere e ai volti dei prigionieri politici di oggi, ora ci sono anche le foto di chi morì durante quell’invasione, uccisi dai russi.