Lo spionaggio da parte di Pechino mette in luce l’infedeltà di parte dell’establishment militare e la porosità delle Forze armate taiwanesi, serbatoio di una mentalità legata all’eredità cinese
Ieri mattina, le Forze armate cinesi hanno dato il via a una serie di manovre militari coordinate intorno a Taiwan, coinvolgendo unità navali, aviazione, artiglieria e missili. Secondo il Comando del teatro orientale dell’esercito, le esercitazioni mirano a testare la capacità delle forze cinesi di condurre operazioni integrate – tra cui il blocco di vie marittime strategiche, attacchi simulati contro obiettivi terrestri e navali, e il controllo di aree chiave attorno all’isola, per mostrare le capacità dell’esercito di accerchiare Taiwan da più direzioni in un tempo ridotto, rendendo così molto difficile il possibile intervento della Marina statunitense. L’operazione è stata presentata da Pechino come una risposta alle recenti dichiarazioni del presidente Lai Ching-te, le accuse sono di alimentare “tendenze separatiste” e di minacciare la stabilità dello Stretto. Lai ha avviato un progetto pensato per rafforzare la risposta istituzionale contro le operazioni di ingerenza e intelligence cinesi.
Negli ultimi tre anni, i casi di spionaggio a favore della Cina a Taiwan sono triplicati e per la maggior parte sono avvenuti proprio all’interno dell’apparato militare. Il fenomeno mette in luce una sfida interna profonda: l’infedeltà di parte dell’establishment militare e la porosità delle Forze armate taiwanesi. Un vasto processo di ridefinizione dell’identità nazionale in Taiwan, avviato sin dalla metà degli anni 90, ha modificato la percezione della Cina e la possibilità di un avvicinamento tra le due sponde dello Stretto. Le Forze armate taiwanesi sono l’elemento della società più distante da questa dinamica, per diverse ragioni: il movimento pro democrazia, a cui aderivano i fondatori del Dpp, il partito al governo, aveva subìto la repressione dei militari nei quasi quaranta anni di legge marziale dell’isola.
Uno dei principali movimenti sociali che daranno vita al Sunflower Movement, l’opposizione di piazza contro un avvicinamento alla Cina, fu proprio legato alle proteste contro le Forze armate dopo la morte di una recluta nel 2013. Ci fu una graduale riforma, sia della leva obbligatoria sia delle spese militari. In generale la cultura confuciana non ha poi mai attribuito un ruolo di rilievo ai militari e la scelta della carriera militare è prevalentemente legata ai discendenti dei mainlander, arrivati dalla Cina tra il 1947 e il 1949 e più propensi a un percorso di cooperazione politica con Pechino. Per questo le Forze armate a Taiwan sono restate serbatoio di una mentalità legata all’eredità della Repubblica di Cina, spesso in contrasto con le scelte del Dpp e più possibilista rispetto a graduali aperture nei confronti di Pechino.
In caso di attacco, Taiwan deve poter resistere per almeno due settimane per poter contare sull’assistenza statunitense. Ma per Pechino disinformazione e spionaggio sono gli elementi essenziali della sua strategia con Taiwan.