La multa a un’attivista pro life riaccende i trumpiani: il free speech è in pericolo in Europa

Livia Tossici-Bolt, scienziata in pensione residente a Bournemouth, è stata fermata due anni fa per non aver rispettato il divieto di esprimere opinioni pro o contro l’aborto nella zona cuscinetto fissata dalle autorità locali intorno a un centro in cui si praticano interruzioni di gravidanza. Il suo caso è finito sul tavolo delle interlocuzioni commerciali con gli Usa

Si sa che nella Casa Bianca attuale ci tengono molto a una certa, particolarissima idea di libertà di espressione, e nei giorni in cui l’economia del Regno Unito, come quella di mezzo mondo, si allaccia le cinture per prepararsi ai dazi di Donald Trump, la vicenda di una sessantaquattrenne attivista pro life di origine italiana, Livia Tossici-Bolt, scienziata in pensione residente a Bournemouth, è balzata all’onore delle cronache come ennesimo ago della bilancia nei fragili rapporti tra Washington e Londra. E quindi eccola, questa sessantaquattrenne autrice di pubblicazioni scientifiche di tutto rispetto, fotografata sulla prima pagina del Telegraph con aria di sfida accanto al titolo: “Nessun libero scambio con gli Stati Uniti senza libertà di espressione”, seguito da un lungo articolo che, prendendo le mosse da una dichiarazione del dipartimento di stato americano, “preoccupato dalla libertà di espressione nel Regno Unito” e intento a “monitorare” il caso della militante, attribuisce l’equazione tra free speech e free trade a una fonte americana anonima, appesantendo di un elemento culturale una situazione già difficile per il governo laburista. Il ministro per le Imprese, Jonathan Reynolds, ha negato che la faccenda sia mai stata sollevata nel corso delle trattative commerciali, sebbene la posizione americana sia ben nota: il mantra di J. D. Vance è che il Regno Unito e l’Europa stanno facendo passi indietro. E il dipartimento di stato guidato da Marco Rubio ha detto che “è importante che il Regno Unito rispetti e protegga la libertà di espressione”.

La scienziata in pensione è stata fermata due anni fa, nel marzo del 2023, per non aver rispettato il divieto di esprimere opinioni pro o contro l’aborto nella zona cuscinetto fissata dalle autorità locali intorno a un centro di Bournemouth in cui si praticano interruzioni di gravidanza. Lei si è limitata a rimanere in piedi con un cartello con sopra scritto “Qui per parlare, se vuoi” – invito al quale avrebbero risposto delle persone, secondo la sua ricostruzione – prima di vedersi imposta una multa che si è rifiutata di pagare, sostenendo di non aver violato nessuna regola e appellandosi all’articolo 10 del Decreto sui diritti umani secondo cui è legale offrire conversazioni consensuali. Con le spese legali sostenute da AdF, Alleanza per la difesa della libertà, Tossici-Bolt ha detto che il suo caso “riguarda un semplice invito a parlare, è solo un esempio dello stato estremo e innegabile della censura nella Gran Bretagna di oggi” e che è “tragico” che il paese sia “visto come imbarazzante da un punto di vista internazionale per quanto riguarda la libertà di parola”. Dopo le udienze di inizio marzo, comparirà davanti a un giudice il 4 aprile, ma il suo non è un caso che fino a ora ha avuto molta attenzione.

Segue quello, avvenuto davanti alla stessa clinica, di un uomo arrestato perché stava pregando in silenzio. Il governo di Keir Starmer si è limitato a ribadire la propria posizione chiara sul fatto che sia “cruciale che una donna che decide di ricorrere all’interruzione di gravidanza abbia il diritto di scegliere di farlo senza essere oggetto di molestie o attacchi, ed è per questo che il governo precedente ha annunciato delle regole a questo proposito”. Anche Kemi Badenoch, leader dei Tory, ha detto che “il dipartimento di stato dovrebbe riconoscere che il Regno Unito è un paese libero con dei valori liberali”. Obiettivo ambizioso: Tossici-Bolt ha incontrato un funzionario dell’Ufficio statunitense per la democrazia, i diritti umani e il lavoro, parte del dipartimento di stato. “Le relazioni tra gli Stati Uniti e il Regno Unito condividono un rispetto comune per i diritti umani e le libertà fondamentali. Tuttavia, come dichiarato dal vicepresidente Vance, siamo preoccupati dalla libertà d’espressione nel Regno Unito. E’ importante che il Regno Unito rispetti e protegga la libertà d’espressione”, ha spiegato il dipartimento, irrituale nel tono e nell’area di intervento.

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