Le cifre Istat e la scelta corretta del governo di riequilibrare i conti pubblici
Il mercato del lavoro italiano continua a macinare record. Secondo l’Istat a febbraio 2025 gli occupati sono aumentati di 47 mila unità. Se si somma questo dato a quello di gennaio, vuol dire che nei primi due mesi dell’anno ci sono stati oltre 200 mila occupati in più: un ritmo impressionante che, solo per dare un’idea della grandezza, proiettato su un anno farebbe +1,2 milioni di occupati: oltre il celebre “un milione di posti di lavoro in più”, indicato nelle campagne elettorali come obiettivo di legislatura. Il numero di occupati così è salito a 24,3 milioni (livello record) e il tasso di occupazione al 63 per cento (livello record), mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 5,9 per cento (vicinissimo al livello record di 5,85 per cento). Anche dal punto di vista qualitativo il mercato del lavoro è forte: nell’ultimo anno gli occupati permanenti sono aumentati di 538 mila unità, raggiungendo circa quota 16,5 milioni (livello record), mentre gli occupati a termine sono diminuiti di 112 mila unità scendendo a 2,7 milioni. Si tratta di un trend occupazionale positivo che ormai viene da lontano, e che prosegue a ritmi sostenuti da dopo il Covid, attraversando governi di vario colore, nonostante la crescita economica stia rallentando. Non è quindi un merito specifico di questo governo, ma certamente spiega gli elevati consensi di Giorgia Meloni e del suo esecutivo a metà legislatura: un fenomeno raro nella storia politica italiana. Il merito di Meloni e del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è, invece, quello di aver sostenuto al crescita dell’occupazione riequilibrando i conti pubblici, attraverso un mix di aumento delle entrate e riduzione della spesa che ha diminuito il deficit dall’8,1 al 3,4 per cento in due anni, riportando il bilancio in avanzo primario. E’ di fondamentale importanza per un paese fortemente indebitato come l’Italia, soprattutto mentre il mondo si avvia verso una fase di incertezza e tensioni commerciali. L’economia italiana può affrontare questo choc con un mercato del lavoro forte e un bilancio meno squilibrato.