Alfieri: “I volenterosi? Calenda cerca visibilità. Ma nel Pd serve più confronto”

Il senatore, che guida la minoranza dem: “Continuo testardamente a pensare che il Pd deve essere plurale, con una cultura di governo. Continuo la mia battaglia dall’interno. Occorre trovare punti di sintesi con tutte le opposizioni, anche con Azione. Il congresso? “A me nessuno ha mai posto il tema. Dobbiamo costruire un metodo per discutere meglio”

Roma. Senatore, sta pensando di iscriversi ai volenterosi? “Io continuo testardamente a pensare che il Partito democratico possa e debba essere un partito plurale con una cultura di governo. Quindi la mia battaglia, insieme a tanti altri, continuo a farla dall’interno”, risponde al Foglio Alessandro Alfieri.

Il senatore – coordinatore di Energia popolare, la minoranza dem – sorride. Vuole evitare le polemiche. Altri, tra i suoi colleghi riformisti, hanno preferito non intervenire per niente dopo il polverone alzato da Carlo Calenda durante il congresso di Azione, quello a cui ha partecipato anche la premier Giorgia Meloni. Dal palco il segretario di Azione ha invocato la “cancellazione” del M5s e poi se l’è presa con i dem, suscitando la reazione di Elly Schlein. “Calenda decida da che parte stare”, ha detto ieri la segretaria. Larghe intese? Coalizioni trasversali? No grazie, ha ribadito quindi la leader dem secondo cui si può arrivare a Palazzo Chigi solo attraverso una coalizione progressista. Con buona pace dell’ex ministro dello Sviluppo economico con Renzi e Gentiloni.

Penso che Calenda giustamente faccia il suo, per dare visibilità al suo progetto politico”, è la spiegazione di Alfieri. Ma la porta resta aperta. “Noi – prosegue – dobbiamo fare il nostro. E spero che Calenda possa stare stabilmente nel campo del centrosinistra perché c’è bisogno del suo supporto”. E pure di quello del Movimento 5 stelle. “Occorre fare uno sforzo per trovare punti di sintesi, tra tutti soggetti oggi all’opposizione, per costruire un’alternativa seria e credibile di governo. Per tornare a vincere”, aggiunge ancora il capogruppo. Certo la politica estera resta un bell’ostacolo. Ci sono le divisioni tra gli stessi partiti d’opposizione e poi quelle interne al Pd che ciclicamente si manifestano. E di cui anche Calenda ha voluto approfittare, in attesa del chiarimento evocato da Schlein. Ma si è parlato anche di un congresso. “A me nessuno ha mai posto questo tema”, dice Alfieri. “Dopodiché, che noi si costruisca un metodo per discutere meglio e con più tempo nei passaggi più importanti, continuo a pensare che sia utile”.

Anche perché, senza un confronto, presto le divisioni potrebbero riemergere al di là delle uscite di Calenda. Il M5s ha presentato per esempio una mozione contro il riarmo, che in qualche modo chiamerà di nuovo in causa il Nazareno, e sabato sarà in piazza a Roma per la pace. A proposito qualcuno di voi ci sarà? “Io non mi sono mai posto il tema, è una piattaforma molto diversa rispetto alla nostra e al modo con cui il Pd ha impostato il lavoro sulla politica estera”. Dal ReArm Europe all’Ucraina, le divergenze sono più di una. “E di conseguenza fanno la loro manifestazione. E’ legittimo che vogliano marcare la posizione, che però non è la nostra”, sottolinea ancora il senatore, che preferisce iniziative di altro stampo. “Abbiamo partecipato a quella sull’Europa, lanciata da Rep. e organizzata dai sindaci, che ha registrato una partecipazione straordinaria. Noi – conclude Alfieri – ci siamo tutti sentiti a casa in quella piazza”.

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