Franco Gabrielli: non commissariare Roma nel 2015 fu una “supercazzola” del Pd

L’ex capo della Polizia ha rivelato ciò che chiunque con un una minima familiarità con il diritto denunciava da molto tempo sul commissariamento del X municipio di Roma, sciolto autoritativamente nel 2015 per infiltrazioni criminali sull’onda montante delle vicende di Mafia Capitale

Solo in Italia, dichiarazioni come quelle rese a Milano nell’ambito della presentazione del libro “Storie bastarde” di Davide Desario da un alto funzionario pubblico come Franco Gabrielli, già Prefetto di Roma, capo della Polizia e vertice dei nostri servizi di Intelligence, possono trasformarsi quasi in una simpatica boutade, in un intermezzo da Zelig o da Colorado Cafè, senza cioè apprezzabili conseguenze e senza, soprattutto, polemiche di rilievo. Cosa ha detto Gabrielli? Ha rivelato ciò che chiunque abbia una minima familiarità con il diritto denunciava da molto tempo e cioè che il commissariamento del X Municipio di Roma, sciolto autoritativamente nel 2015 per infiltrazioni criminali sull’onda montante delle vicende di Mafia Capitale, è stata una forzatura, motivata sulla base di una “mezza supercazzola”, per usare le testuali parole di Gabrielli.

La gravità dell’affermazione risiede soprattutto in ciò che all’epoca non si fece, piuttosto che nella scelta sacrificale di commissariare Ostia, gettando lo stigma della mafiosità sul territorio lidense e sui suoi abitanti: ovvero, si salvò la Capitale, evitando lo scioglimento dell’intera amministrazione cittadina, come pure avrebbero ritenuto corretto fare le conclusioni della monumentale relazione della Commissione prefettizia di accesso, guidata dal Prefetto Marilisa Magno e che consta di 834 pagine, distinte in due volumi e in nove partizioni. Vero che ben 127 pagine sono destinate a Ostia e Ostia senza dubbio presentava delle sue peculiarità di non poco momento, ma la Magno e gli altri componenti avevano rilevato, dopo un puntuto e rigoroso scrutinio della documentazione e della macchina amministrativa capitolina, come il malaffare, la malamministrazione, fossero capillarmente diffusi in ogni snodo, a partire proprio dalle strutture centrali di Roma Capitale, come i Dipartimenti. Non per caso, le loro conclusioni furono nette; si suggeriva di commissariare l’intera città. Si evitò di farlo, ci comunica oggi pubblicamente Gabrielli, per ragion di Stato, anzi, per ragion di Cassa; sciogliere l’amministrazione romana avrebbe presentato un conto assai salato, pari a circa il 2 per cento del pil. E allora si preferì immolare un solo Municipio, nonostante i Municipi non abbiano soggettività giuridica autonoma e l’articolo 143 del Tuel, non per caso, non preveda la misura dello scioglimento municipale, ma solo di comuni e di province. Ironicamente, l’autonomia che il Litorale romano da tempo cerca venne riconosciuta ai massimi livelli, sia pure solo per fini sanzionatori.



E’ certo vero che la tecnica dell’interpretazione giuridica è uno degli strumenti a disposizione, anche, dei pratici del diritto, ma l’interpretazione non può spingersi fino a slabbrare la funzione e il disposto normativo, esondando dalla sua natura e spingendosi fin nel territorio nebbioso della creazione di nuovo diritto; tutto questo si chiama violazione della norma. Il dramma, dramma sì, di operazioni come questa è che incrinano radicalmente il principio cardine della certezza del diritto, nella sua declinazione di applicazione omogenea e chiara della legge, e di conseguenza vanno a intaccare la fiducia che i cittadini nutrono nei confronti dell’amministrazione e delle istituzioni. Perché, all’epoca, non venne dato conto, per elementare trasparenza e alla luce di una decisione tanto abnorme, di questo studio secondo cui commissariare l’intera città avrebbe presentato un conto tanto salato? Nella relazione allegata al dpr del 27 agosto 2015, con cui si decretò lo scioglimento del X Municipio, appare chiaro, pur tra gli omissis, come le partizioni ricostruttive riguardassero, in maniera preponderante, tutta Roma. Aver mantenuto la vicenda nella più nebbiosa delle oscurità, legittima qualunque retropensiero e cioè che ci si possa esser trovati non davanti ragion di Stato o ragion di Cassa, ma di Partito. Sarebbe stato certo devastante per chi governava tutta Roma all’epoca, il PD, essere marchiato con uno stigma tanto eclatante. D’altronde Gabrielli venne promosso, pochi mesi dopo lo scioglimento di Ostia e il mancato scioglimento di tutta Roma, Capo della polizia, il 29 aprile del 2016, da un Governo a guida Pd. Una casualità, senza dubbio, ma può accadere, quando si adottano le “mezze supercazzole” e non si rende conto in maniera chiara delle scelte, che poi al cittadino venga da pensar male.

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