Zero Day, un racconto politico dove il thriller domina

Per il suo debutto seriale, Robert De Niro ha scelto il ruolo di un ex presidente americano. In Zero Day, serie disponibile su Netflix dal 20 febbraio, un eccellente De Niro interpreta George Mullen, ex presidente americano che si è dimesso a seguito di un tragico lutto famigliare, uomo stimato e integerrimo che viene richiamato in servizio dall’attuale presidente Evelyn Mitchell (Angela Bassett). Il motivo? Un enorme attacco informatico che ha colpito gli Stati Uniti, mettendo fuori uso qualsiasi dispositivo elettronico del paese (dai cellulari alle apparecchiature delle linee aeree, degli ospedali e delle metropolitane). Ci sono state quattro mila vittime e nessuno che ha rivendicato l’atto criminale. Mullen accetta quindi, nonostante pensasse di aver chiuso con la politica e l’età cominci a farsi sentire, di presiedere una commissione speciale – la Zero Day – per cercare di risolvere la situazione e individuare i colpevoli. Accanto a lui, lavoreranno sua figlia Alexandra (Lizzy Caplan) e il suo braccio destro politico.

Emergeranno possibili piste legate a influencer populisti, hacker russi, guru hi tech e molto altro, anche se la soluzione potrebbe essere ben più intricata e legata a un nemico più vicino di quanto si possa immaginare. La serie è un solido thriller politico che ben si equilibra nelle sue parti. C’è infatti una forte vena thriller, dominata da colpi di scena e scoperte (più o meno prevedibili) che rendono il racconto ben strutturato e con un buon ritmo.

Ma Zero Day è soprattutto un racconto fortemente politico, che mette a tema – in modo abbastanza esplicito e diretto – il ruolo della tecnologia nella vita di ciascuno e quanto questa condizioni la nostra vita reale. Si parla inoltre – più o meno direttamente – di manipolazione, disinformazione, di difficoltà nel distinguere ciò che è vero da ciò che è falso. La serie presta il fianco anche ad una riflessione sullo stato di salute della politica americana attuale e sulla fragilità delle istituzioni, in un mondo rappresentato sull’orlo del precipizio e di cui si fa fatica a recuperare le redini. Zero day (il nome deriva dalla definizione informatica di una vulnerabilità che si manifesta in modo improvviso e cambia le regole del gioco) appare come una serie solida e dal buon ritmo, che avvince soprattutto per l’alta qualità delle sue interpretazioni (De Niro sopra tutti) mentre appare più classica dal punto di vista della scrittura e delle soluzioni narrative adottate. Una buona serie di genere.

Qual è il tono di Zero Day in tre battute?

“L’invisibilità è il super potere di ogni ex Presidente che si rispetti”.

“La grandezza richiede grandezza”.

“La sola cosa più importante di un risultato veloce, è un risultato di cui la gente si fida”.

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