Giancarlo Gaeta traduce il Vangelo di Marco ma sembra non capirlo. Non è un male

Questa edizione scettica serve a mostrare Marco come vangelo dell’incomprensione e Gesù come sommo incompreso. Da tutti, allora come oggi. Ma essendo rimasto sconosciuto Gesù è rimasto nuovo, ancora tutto da scoprire

Si legga il Vangelo di Marco tradotto da Giancarlo Gaeta nonostante Giancarlo Gaeta, o per via di Giancarlo Gaeta. Lo si trova nel volumone Quodlibet “I Vangeli. Marco Matteo Luca Giovanni”. Nelle pagine introduttive e negli abbondanti commenti il traduttore non fa che parlare di “tratti leggendari”, “rappresentazioni prossime alla favola”, “racconti tradizionali variamente rielaborati”, svilendo la Sacra Scrittura a maldestro assemblaggio di invenzioni ed esagerazioni. Poi pone l’accento sull’incomprensione che ha circondato Gesù dall’inizio alla fine della sua predicazione: incompreso dai farisei, ovvio, ma pure dai compaesani, dai famigliari, dai discepoli, dagli apostoli… Viene da dire: se ci aveva capito poco San Pietro perché mai dovrebbe capirci molto Gaeta? E però questa edizione scettica serve a mostrare Marco come vangelo dell’incomprensione e Gesù come sommo incompreso. Da tutti, allora come oggi. Anche dai traduttori e anche dai lettori delle traduzioni, chierici e laici. E ciò paradossalmente non è un male, o non è soltanto un male: essendo rimasto sconosciuto Gesù è rimasto nuovo, ancora tutto da scoprire, interessantissimo.

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  • Camillo Langone
  • Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l’ultimo è “La ragazza immortale” (La nave di Teseo).

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