Cosa pensano i leader di sinistra della proposta di Goffredo Bettini per tenere insieme le opposizioni?
“Bettini ha uno sguardo lungo, che travalica le polemiche di giornata e la bassa corte della politica”, dice Giuseppe Conte a proposito di “pace, difesa comune, multilateralismo”. Ovvero della somma teologica di Goffredo Bettini e della “carta di Assisi” che il fondatore del Pd ha preconizzato, ieri, su questo giornale.
Egli era mercoledì pomeriggio nel suo pensatoio. A casa sua. Fintanto che – ispirato dal tè – raccontava a Carmelo Caruso il sogno d’una carta dei valori delle opposizioni. “Confrontarsi con lui – aggiunge Conte, leader M5s – è sempre stimolante. La Carta di Assisi la vedrei non come strumento per un’alleanza strettamente politica ma, di più, come manifesto per gettare l’umanità verso un futuro di pace e riaffermare il valore dell’uomo rispetto alla deriva tecnocratica che ci sta privando della nostra condizione naturale”. Accenti severiniani. E poi: “Tutto sta cambiando rapidamente ma i segni della crisi dell’Occidente erano già evidenti da tempo. Oggi ci scopriamo in crisi con la Nato, ma quante volte sono suonati a vuoto i richiami sulla necessità di rivederne la mission? Ci ritroviamo in una guerra folle di dazi che farà male a tutti, ma da quanto tempo diciamo che le regole sul commercio internazionale sono superate? La verità è che siamo completamente assorbiti da un chiacchiericcio politicastro. Paghiamo il deficit di progetti di ampio respiro. Ci aggrappiamo ai nostri idoli, come la rincorsa a comprare armi, sperando che scaccino via l’incertezza, ma non comprendiamo che il nostro bisogno di sicurezza non potremo soddisfarlo aumentando la nostra potenza di fuoco”. Quanto al “superamento dell’atlantismo”: “Trump ci sbatte in faccia il primato dell’economia e della tecnocrazia. Trump ci ha sfidato? Bene: rispondiamo per le rime con i controdazi ma portiamo su un terreno dove lui si muove male: quello del primato della politica e del diritto”.
Ed ecco. Musica per le orecchie di Bettini e per la sua coalizione Assisi. Più che un “campo” un “saio largo”, anzi larghissimo, per tenere insieme i cattolici di sinistra, i liberali di centro, i socialisti. Non più separati nella corsa, come suggeriva Dario Franceschini, ma avvinti da capo a piedi come in un saio francescano. Ma se per Conte e Franceschini, politico e scrittore – preso adesso da ben più innocenti magheggi da premio Strega – quella di Bettini è “un’idea intelligente”, per gli altri che cos’è?
L’ex ministro dem della Cultura, raggiunto dal Foglio, ribadisce: “Io ho indicato una via per tenere insieme le opposizioni alle elezioni. Rispettando le diversità. Tutto ciò che viene in più, dichiarando valori condivisi, va benissimo”. Ma – domanda – va benissimo per chi? Angelo Bonelli (Avs) si lascia andare: “E’ una proposta debole. Non affronta i temi forti a cui dare risposte come povertà sociale, sanità pubblica. Dimentica incredibilmente la sfida epocale della crisi climatica, legata anche ad una nuova politica energetica”. Se sia o meno apprezzabile lo chiediamo ancora al segretario nazionale di Avs, Nicola Fratoianni, che nel rispondere abbozza persino il riso: “Quello che dice Bettini è condivisibile. Chi più di me è per la pace, in questo paese? Sono auspici. Che bisognerebbe discutere nel merito”. Sono idee che dondolano, come caciocavalli? “Sono idee ragionevoli, ma perlopiù vagheggiate”. Infine arriva Carlo Calenda, leader di Azione, che l’intervista non l’ha letta, confessa. Perché “Bettini non si legge per principio”. Gli esponiamo quindi la somma teologica bettiniana: pace, difesa, multilateralismo. “Un po’ come quando – chiosa Calenda – Miss Universo vince, le chiedono cosa vorrebbe, e quella risponde: ‘La pace nel mondo’. Ecco, Goffredo Bettini ha una fantastica prospettiva da Miss Universo. Io però penso che la politica non sia questa cosa qui. Anzi, questa cazzata qui. Lo scriva”. Scrivo. “In una fase della storia così dura, la risposta non è il cattocomunismo imbelle di Assisi, l’appello moraleggiante. Poi lei mi dice che Bettini elogia Conte. Bene. Non mi sorprende. C’è tutta una storia passionale tra i due, che è anche interessante come romanzo di appendice ottocentesco. I socialisti, i verdi, i populisti non sono in grado di affrontare questa fase della storia”.