La lezione dello scienziato Parisi alla commissione Covid su scienza e virus

“I morti di Covid sono morti veri, lo testimoniano i seppellimenti e le verifiche dell’istituto superiore di Sanità”, dice il professore che difende lockdown e vaccini, smonta le bufale. E sull’Oms: “Un suicidio uscire”. La forzista Ronzulli: “Dopo teorie bizzarre, finalmente arriva la scienza”

“Il lockdown? Ha limitato il numero dei morti. I vaccini? Hanno avuto un grande effetto. L’Oms? Uscirne è un suicidio”. Per No vax, scettici e compagnia delirante quella di ieri non è stata esattamente una bella giornata. In Commissione Covid, quella che lo stesso presidente Marco Lisei, meloniano, aveva definito un “circo”, ieri è stato infatti il turno del premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi. Il turno della scienza, dopo una serie di audizioni in cui – accanto al parere di esperti – avevano trovato dimora disinformazione, fake news e teorie al limite del complotto. Documenti alla mano, il professor Parisi si è presentato a Palazzo San Macuto con la consueta pacatezza. Ha quindi esposto dati e numeri, ha risposto alle domande, fino a smontare una buona parte di tesi e dicerie che puntualmente ritornano quando si parla di Covid, soprattutto in alcuni pezzi di Lega e FdI.

Pochi giorni fa, per esempio, a circa cinque anni dalla prima infezione di Coronavirus in Lombardia, il ministero della Salute ha stimato che il numero totale dei decessi ha superato quota 197 mila. Ebbene, solo nei primi mesi dell’emergenza, senza la misure di contenimento, sarebbero potuti essere più del triplo. Parisi la spiega così: “L’immunità di gregge è stata di fatto raggiunta nel bergamasco, dove si è infettata quasi tutta la popolazione con una mortalità dell’uno per cento: la controprova ci viene dal fatto che ci sono stati pochissimi casi nella seconda ondata”. Se si considera poi che su scala nazionale “l’indagine sierologica fatta nell’estate del 2020 ha dimostrato che circa il 5 per cento degli italiani si è infettato, con 3 milioni di infezioni e 35 mila morti”, ecco che nel peggiore dei casi, se tutta la popolazione fosse stata infettata, “avremmo avuto 600-700 mila morti”. Ragionamenti simili a quelli che hanno spinto il governo Conte II a prendere determinate decisioni. E infatti, “il lockdown ha bloccato l’aumento del numero dei morti e quindi ha contenuto l’infezione”, ha sottolineato il premio Nobel spiegando inoltre la specificità del nostro paese, in cui “l’infezione si è diffusa a macchia di leopardo. Prima nel bergamasco, per motivi storici difficili da capire”. Ma è proprio sulla base dei drammatici riscontri che arrivavano dalla Lombardia che si è intervenuti e “nelle altre parti d’Italia non si è raggiunta l’immunità di gregge”. In un altro passaggio Parisi ha poi specificato che “i morti di Covid sono morti veri, lo testimoniano i seppellimenti e le verifiche dell’istituto superiore di Sanità”.

Si poteva fare diversamente? Certamente, ma sarebbe stata una scelta politica che avrebbero pagato più di tutti gli anziani. E di cui probabilmente questa stessa Commissione Covid avrebbe chiesto conto. Questo, in ogni caso, non vuol dire che tutto sia stato fatto nel migliore dei modi e che non ci siano stati errori di gestione. Parisi fa notare che, sul piano dell’informazione scientifica, il governo avrebbe potuto comunicare meglio; così come per certi aspetti si poteva arrivare più preparati alla pandemia. Ma è altrettanto vero “che nessuno stato occidentale è stato capace di fermare la prima ondata di Covid a livelli bassi”, ha ricordato Parisi che ha provato pure a parlare dell’efficacia dei vaccini, salvo essere interrotto dalla presidenza perché fuori tema. Meglio è andata invece a proposito dell’Oms, da cui la Lega vorrebbe uscire, con l’accoppiata Borghi&Bagnai che continua a spendersi tra conferenze stampa e proposte di legge. Per il premio Nobel tuttavia “al momento l’Organizzazione mondiale della sanità non ha nessun possibile sostituto come coordinamento mondiale. Si può discutere su come renderla più efficace, ma uscirne sarebbe suicida. Non ci sarebbero tavoli alternativi e ricostruirla poi richiederebbe troppo tempo”. Senza dimenticare, ha detto ancora il fisico, il ruolo fondamentale svolto dall’Oms nei paesi più poveri.

L’intervento di Parisi è stato salutato come una ventata d’aria fresca dalle forze di opposizione che, non senza qualche ragione, continuano a considerare la Commissione Covid come una sorta di clava politica utilizzata dalla maggioranza contro l’ex premier Giuseppe Conte e Roberto Speranza, ai tempi della pandemia ministro della Salute. Ma anche per strizzare l’occhio a un certo elettorato. Una tesi che indirettamente trova conferma nelle parole della forzista Licia Ronzulli. “Dopo audizioni ai limiti dell’incredibile, tesi basate sul sentito dire, e dopo teorie bizzarre, finalmente la scienza ha fatto il suo ingresso nella Commissione Covid. L’auspicio è che a partire da oggi i lavori proseguano all’insegna della competenza e dell’antiscienza”.

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