Leonardo Fornaroli, il ragazzo con il futuro nel motore

Il racconto del campione del mondo di Formula 3 in carica e leader del campionato di Formula 2 prima della gara di Monza: “Non mi piacevano le corse, poi ho provato un kart e non sono più sceso. Dal primo giro ho capito che quello sarebbe stato il mio sport”

E dire che la Formula 1 proprio non gli piaceva. Papà la guardava in tv e lui gli diceva: “che noia queste macchinette che girano attorno, mi sembra uno sport inutile”. Poi un giorno nella testa di Leonardo Fornaroli si è accesa una luce. Quando papà lo ha portato a provare un kart su una pista vicino a casa, Leo ha dimenticato tutto il resto. Non c’era altro sport che riuscisse ad appassionarlo come guidare un kart. Aveva già 10 anni, l’età in cui ragazzi come Verstappen o Leclerc hanno già sei anni di esperienza alle spalle. Ma Leo deve essere uno che impara in fretta. Campione del mondo di Formula 3 in carica, leader del campionato di Formula 2 prima della gara di Monza e un grande futuro davanti, protetto da un manager come Gianpaolo Matteucci che sa bene come muoversi. “All’inizio il motorsport non mi interessava tanto, però pur provando tanti sport non ne avevo trovato uno che mi appassionasse e non sapevo bene che fare. Mio papà aveva fatto un po’ di motocross e poi era passato alle quattro ruote correndo in Gt3… Lo vedevo e allora mi è venuta voglia di provare. Siamo andati a provare un go kart, uno di quelli molto semplici, elettrici, indoor. Mi è piaciuto tantissimo… ho provato le minimoto perché vicino a Piacenza c’è una bella pista, ma poi sono tornato ai kart. Mi dava quell’emozione che nuoto, basket o calcio non mi hanno dato. Semplicemente mi è nata la passione. Posso dire che dal primo giro ho capito che quello sarebbe stato il mio sport”.

Da quel kart non è più sceso, anzi ha cominciato a salire di categoria. E che il ragazzo fosse determinato già da bambino lo si vede bene in un video del 2015 ancora in rete su YouTube quando gli chiedono che cosa si aspetta dal weekend di gare che sta per iniziare ad Adria: “Io penso, spero, di arrivare sul podio… terzo, secondo o primo”. Era già determinato allora. “Alla fine l’obiettivo è sempre quello: dare il massimo a ogni gara. Sono un pilota e anche una persona determinata sempre a dare il massimo in quello che fa”. Lo ha fatto anche negli studi prendendo la maturità mentre correva e poi iscrivendosi all’università a Piacenza. Correre è uno sport costoso fin dai kart. Leo ha avuto l’appoggio pieno della famiglia. Papà che è proprietario di una storica cartiera di Piacenza, gli ha trasmesso la passione, poi quando sfidandolo sui kart ha visto che il bimbo andava più veloce, ha deciso di appoggiarlo finanziando la sua scalata.

“Papà mi segue sempre, la mamma invece… non guarda mai le gare perché non riesce perché ha troppa paura, le viene troppa ansia. È venuta a Monza l’anno scorso per la domenica, però non guardava la gara e non riusciva a sentire neanche la telecronaca degli speaker in pista”. Quella di Monza dello scorso anno è stata la sua gara capolavoro con un sorpasso all’ultimo giro alla parabolica che gli ha permesso di conquistare il titolo battendo un altro italiano, Gabriele Minì. “Quello è stato uno dei momenti più importanti e più belli finora, reso speciale dal fatto che ho vinto il campionato con un sorpasso all’ultima curva dell’ultimo giro. Però sto iniziando ad aggiungere altri ricordi molto belli in questa stagione, soprattutto nelle ultime gare e non penso tanto al passato o al futuro, preferisco concentrarmi sul presente”. Il “qui e ora” reso celebre dalle ragazze di Velasco l’anno scorso ai Giochi di Parigi. Concentrarsi sull’oggi, liberando la testa dal resto. Leo non pensa alla Formula 1, non pensa a piani alternativi visto che là i posti sono solo 22. Ma guardandosi attorno è ovvio che l’obiettivo sia quello. Vede vecchi avversari e amici fare bene come Kimi, Bortoleto, Bearman. Non li giudica, ma dice: “Vedere tutti loro che, sono arrivati, hanno fatto subito bene, mi dà tanta motivazione per il futuro”.

C’è spazio pure per l’amicizia: “Fuori dalla pista siamo tutti amici però ovviamente quando siamo in pista ognuno pensa a se stesso e a ottenere il massimo quindi, poi lì l’amicizia finisce, ma appena ci rivediamo subito dopo la gara ritorna tutto come prima”. Vedendolo correre, vedendo come gestisce le gare e le stagioni, verrebbe da paragonarlo al professor Prost, uno che se c’era da fare il tempo lo faceva, ma che poi sapeva guidare con la testa. “Nessuno me lo ha mai detto. Però è vero che per me l’obiettivo principale è dare il massimo e cercare di ottenere più punti possibile. Se poi, ovviamente, c’è la possibilità di lottare per la vittoria allora do il massimo per ottenerla e se non ci riesco mi concentro per cercare di finirci più vicino possibile e ottenere tanti punti”. Più che agli idoli di ieri, guarda a quelli del presente: “Mi piace molto lo stile di guida di Verstappen, un po’ come mi piaceva quello di Valentino nelle moto. A casa eravamo tutti suoi tifosissimi e guardavamo le gare insieme. Mi piaceva il suo approccio alle gare, la simpatia che trasmetteva, come scherzava nelle interviste… lo ammiro in quasi tutto quello che fa”.

Leo ha corso per i team migliori, Iron Lynx, Trident e ora Invicta Racing. È passato tra team italiani e inglesi arricchendo la sua esperienza (non si sa mai guardate come è difficile la vita di Hamilton passato ad un team italiano dopo una vita in Inghilterra). “Mi piace molto la competitività che si crea tra tutti i piloti, il lavoro che si fa per cercare di migliorare, sia con gli allenamenti qua a casa che con gli ingegneri in pista e poi ovviamente mi piace guidare”, racconta. E poi arriva l’adrenalina scaricata da un giro di qualifica: “Tanta, tantissima, non hai tante chance, hai al massimo 2-3 giri, quindi devi dare il massimo e non puoi sbagliare. La tensione in qualifica è tanta e ogni volta che finisce sono sempre molto stanco mentalmente perché in quella mezz’ora devi usare tutta la tua concentrazione”. Lui la trova con la musica: “Non ho nessun rito, però mi piace stare da solo, ascoltare un po’ di musica, poi lavorare tanto con l’ingegnere, riguardare gli on board passati…”. Sta per arrivare il weekend di Monza, lo affronterà da leader del campionato. Pensando a quella gara e a nient’altro. Il suo mantra è chiaro: “la costanza è fondamentale per vincere un campionato”. Il ragazzo a cui non piaceva il motorsport ha le idee chiare.

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