Armanda Colusso legge una lettera per chiedere la liberazione del figlio detenuto in Venezuela da oltre 300 giorni senza accuse formali. La solidarietà dal mondo del cinema. Il 13 settembre appuntamento al Festival della Politica di Mestre
Al Festival di Venezia, la madre di Alberto Trentini, Armanda Colusso, ha letto una lettera per chiedere la liberazione del figlio, detenuto a Caracas, in Venezuela, da oltre 300 giorni senza alcuna accusa formale. L’appello è arrivato dalla Sala Laguna della Casa degli Autori, che ha ospitato un incontro speciale dedicato a Trentini, organizzato dalle Giornate degli Autori e dall’Associazione Articolo 21 per portare all’attenzione internazionale il dramma del cooperante veneziano impegnato in missioni umanitarie e arrestato durante il suo lavoro dal regime di Maduro. La Casa degli Autori è uno stand del festival del cinema ospitato nel cortile del patronato della Chiesa di Sant’Antonio al Lido, proprio sotto il balcone della casa Trentini, un luogo dal forte valore affettivo: è il campetto parrocchiale dove Alberto giocava da bambino.
Presenti all’evento il direttore della Mostra di Venezia Alberto Barbera, la portavoce Ottavia Piccolo, e il coordinatore di Articolo 21 Giuseppe Giulietti, a sottolineare la solidarietà del mondo del cinema e della società civile. “Non è accettabile che una famiglia sia obbligata a una sofferenza così ingiustificabile, e che dura da così tanto tempo, ingiusta soprattutto in assenza di un capo di imputazione per detenere in carcere un ragazzo che stava facendo del bene”, ha detto Barbera. Da oltre 9 mesi Alberto Trentini ha avuto pochissimi contatti con la famiglia e nessun incontro. La madre del cooperante ha chiesto un’azione più decisa da parte delle istituzioni: “Cosa penserà questo ragazzo del suo Paese che per mesi l’ha abbandonato e non si è attivato abbastanza per liberarlo? Ogni giorno in più di detenzione produce un dolore atroce che cresce. Alberto deve tornare a casa e subito!”. Il 13 settembre al Festival della Politica di Mestre ci sarà un altro appuntamento per chiedere la liberazione del cooperante.
Il testo integrale della lettera
Ringrazio il direttore della Mostra del Cinema di Venezia Alberto Barbera che ci ha dato l’opportunità di parlare al mondo dell’arte e del cinema della situazione di mio figlio Alberto Trentini.
Nelle varie interviste ed interventi abbiamo raccontato che Alberto si è da sempre occupato dei più deboli nei vari Paesi del mondo (Ecuador, Perù, Nepal, Etiopia, e Colombia).
Nell’ultima esperienza di lavoro (era in Venezuela da poco tempo) il 15 novembre 2024, mentre si recava in missione a Guasdualito per una ONG che si occupa di persone con disabilità, è stato fermato ad un posto di blocco e trattenuto.
Sappiamo che è rinchiuso in una struttura di detenzione a Caracas, senza che gli siano state contestate formali accuse. Ora siamo al 28 di agosto 2025 ed Alberto è ancora in prigione. Da allora ha potuto chiamarci due volte e per pochi minuti, ma nessuno l’ha mai potuto incontrare.
Esigiamo che il nostro Governo concretizzi gli sforzi per portare a casa Alberto. Ogni giorno in più di detenzione e di attesa produce una intollerabile sofferenza. Mi chiedo spesso: cosa penserà questo ragazzo del suo Paese che per mesi l’ha abbandonato e non si è attivato abbastanza per liberarlo? Vorrei gridare la mia disperazione e che il mio grido oltrepassasse l’oceano per arrivare in Venezuela, a chi lo tiene prigioniero da nove mesi.
La nostra avvocata Ballerini, l’associazione Articolo 21 con Beppe Giulietti e l’attrice Ottavia Piccolo, i numerosi amici di Alberto, ci sono da sempre accanto, pronti a supportarci in ogni iniziativa e a tutti loro noi siamo grati. Ma non basta. Noi stiamo vivendo un dolore atroce che cresce ogni giorno di più.
E allora chiedo anche a Voi di aiutarci: Alberto deve tornare a casa e subito! Scrivete, parlatene, passate voce. L’attenzione che si crea anche grazie alla solidarietà di artisti e giornalisti spero possa essere da sprone per chi ancora tentenna.
Grazie di cuore.