L’ora più buia di Javier Milei

Accuse di corruzione, volatilità monetaria e incertezza in attesa delle elezioni di ottobre. L’Argentina è in una tempesta politica ed economica che mina la narrazione del presidente come outsider riformatore

Buenos Aires. Durante un comizio elettorale a Lomas de Zamora, il presidente Javier Milei è stato aggredito con un lancio pietre e altri oggetti, sebbene sia rimasto illeso ed evacuato a bordo di un veicolo blindato. L’aggressione da parte degli oppositori è avvenuta nel pieno della campagna elettorale per le elezioni del 7 settembre per la provincia di Buenos Aires. L’incidente si è verificato in un contesto di forte tensione politica, aggravata da uno scandalo di corruzione: la diffusione di registrazioni audio che accusano funzionari vicini a Milei, inclusa sua sorella Karina, di presunte tangenti. Il governo ha attribuito la colpa al kirchnerismo e ha descritto l’accaduto come un atto di violenza politica. L’Argentina sta affrontando una tempesta politica ed economica in vista di un calendario elettorale chiave. Lo scandalo di corruzione ha indebolito la credibilità di Milei e ha aperto un fronte di incertezza che ha un impatto sia sulla governance che sui mercati. Le registrazioni audio trapelate, che rivelano presunte trattative per appalti pubblici e traffico di influenze, non solo erodono la reputazione del presidente, ma indeboliscono la narrativa di trasparenza e austerità che lo stesso Milei aveva stabilito come tratto distintivo della sua amministrazione.



Questo scandalo frammenta ulteriormente il panorama politico e trasforma le prossime elezioni in un referendum sulla fattibilità del progetto libertario. La provincia di Buenos Aires sta emergendo come epicentro di questa disputa. E’ il distretto più popoloso del paese, roccaforte del peronismo e del kirchnerismo, dove i risultati spesso anticipano l’andamento nazionale. A settembre, le elezioni di Buenos Aires metteranno alla prova la capacità di Milei di mantenere il consenso in un territorio storicamente ostile al liberalismo. Una sconfitta a Buenos Aires avrebbe un forte impatto simbolico e pratico, indebolendo l’immagine in vista delle più importanti elezioni legislative di ottobre. Allo stesso tempo, la debolezza istituzionale è evidente al Congresso, dove l’opposizione è riuscita a prevalere con una maggioranza di due terzi per approvare le leggi sulla spesa sociale, ribaltando un veto presidenziale. Questa battuta d’arresto limita la possibilità di raggiungere gli obiettivi fiscali del Fmi, soprattutto nel 2026, quando le misure votate avranno un impatto di bilancio maggiore. Pertanto la perdita di controllo legislativo aumenta la percezione di ingovernabilità e mette in dubbio la continuità del modello economico.



Guardando a ottobre, le elezioni legislative nazionali sembrano rappresentare la principale battaglia politica: definiranno non solo l’equilibrio di potere in Parlamento, ma anche il margine di manovra del governo per sostenere il suo programma di riforme. I sondaggi compilati da Facimex mostrano che La Libertad Avanza (il partito di Milei) è ancora in testa con circa il 40 per cento delle intenzioni di voto, ma il suo trend è stagnante, mentre Unión por la Patria (il blocco kirchnerista) riduce il distacco. Inoltre, i livelli di indecisi e schede bianche sono elevati, rendendo i prossimi due mesi cruciali per definire la direzione. Sui mercati, la reazione a quest incertezza è stata immediata: il calo della domanda di pesos e la dollarizzazione dei portafogli hanno spinto i tassi a breve termine a livelli estremi, con picchi tra il 120 e il 150 per cento annuo nelle transazioni interbancarie. Sebbene il ministero dell’Economia abbia approvato collocazioni al 65 per cento annuo, questo costo del denaro è incompatibile con la ripresa dell’attività economica. Banco Bradesco avverte che questa volatilità monetaria, unita al timore di una brusca correzione del tasso di cambio dopo le elezioni di ottobre, crea uno scenario fragile in cui una fuga verso il dollaro e una stretta creditizia minacciano di trascinare l’economia in una nuova recessione.


La combinazione di crisi politica, paralisi legislativa e pressione finanziaria mina direttamente la narrazione di Milei come outsider riformatore. Per molti elettori rimane l’ultima speranza per la disciplina fiscale; per i suoi critici rappresenta il fallimento di un’esperienza che non riesce a tradursi in stabilità. Nel frattempo, gli elettori indecisi e i mercati attendono segnali chiari in un clima volatile che segna, senza dubbio, il periodo più difficile per Milei dal suo insediamento alla Casa Rosada.

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