Trump può cambiare come vuole i membri della Federal Reserve?

Il presidente americano ha tentato di rimuovere Lisa Cook dal board della banca centrale americana senza giusta causa. Questo ha sollevato dubbi di legittimità giuridica e preoccupazioni sull’indipendenza dell’istituzione. Il caso potrebbe sfociare in uno scontro legale e influenzare la fiducia dei mercati

Fin dall’inizio del nuovo mandato, Trump non ha lesinato aspre critiche a Powell, il presidente della Federal Reserve, per non aver tagliato i tassi d’interesse. La Fed non ha modificato la propria linea, pur mostrando la disponibilità a farlo quando ve ne siano le condizioni. Trump ha allora contestato a Powell le spese eccessive per la ristrutturazione della sede della Fed. Infine, ha preso di mira un altro membro del comitato direttivo, Lisa Cook. Con una mossa senza precedenti, Trump l’ha rimossa dall’incarico, con una lettera subito pubblicata sul proprio social media. Di contro, ieri, Cook ha denunciato Trump definendo “illegale e senza precedenti” il tentativo di licenziarla. Secondo un costituzionalista di area conservatrice, la rimozione di Cook mette alla prova gli unici due vincoli esterni a Trump: le corti e i mercati; per quanto riguarda le prime, la rimozione può essere pretestuosa, ma non è evidentemente illegittima, mentre per i mercati si vedrà. Si può forse convenire con l’osservazione relativa ai mercati, ma la legittimità della rimozione è assai dubbia.



La prima ragione è che la legge che disciplina la Fed prevede che il mandato dei componenti del board abbia la durata di 14 anni e ne consente la rimozione unicamente per giusta causa. Per quanto questa espressione debba essere interpretata, prevale l’opinione che la causa debba essere riferita a un illecito o a una grave negligenza riguardante l’esercizio della funzione pubblica. Ciò che Trump ha genericamente contestato a Cook, invece, è l’aver firmato false dichiarazioni nell’accendere un mutuo, anni addietro. In secondo luogo, Trump ha preso la decisione sulla base di circostanze non provate e soprattutto senza consentire all’interessata di illustrare i fatti e di difendersi dalle accuse, in contrasto con la garanzia costituzionale del giusto processo. Infine, è vero che la Corte Suprema, nel mese di maggio, ha riconosciuto al presidente il potere di rimuovere le persone poste al vertice delle agenzie federali. Ma è anche vero che proprio in quella sentenza ha sottolineato che la Fed ha una disciplina peculiare, diversa dalle altre agenzie federali. Il motivo è che la Fed non esercita poteri delegati dal presidente. Se è così, come può quest’ultimo licenziarne i membri ad libitum?



Oltre a essere di dubbia legittimità, la decisione di Trump è assai controversa sul piano politico, com’è mostrato dalle reazioni critiche di vari esponenti del partito democratico e del gruppo dei membri del Congresso di origine afroamericana. Il dubbio che sorge è se il presidente non abbia adeguatamente valutato questi aspetti o, invece, abbia agito per sondare la disponibilità della Corte Suprema ad accettare un ulteriore sconfinamento. Poiché Cook ha già annunciato il ricorso, una decisione preliminare potrebbe essere presa entro quest’anno. Nel frattempo, gli analisti economici vedranno di buon occhio una decisione che avvicina gli Usa alla Turchia, anziché al resto del G7?

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