Inchiesta sulla Biblioteca europea di Milano: i pm chiedono i domiciliari per Stefano Boeri e Cino Zucchi

I due architetti sono accusati di conflitto d’interesse nel progetto Beic. Un nuovo colpo per la città, paralizzata dalle inchieste nel settore edile. Tra incertezze e polemiche, Milano rischia di perdere la sua leadership nel panorama internazionale

L’ennesimo colpo a Milano. L’ennesimo colpo contro Milano. I magistrati chiedono gli arresti domiciliari per Stefano Boeri e Cino Zucchi. Le due archistar, le cui opere hanno dato lustro alla Milano che ha dato loro i natali, sono accusate di non aver dichiarato un possibile conflitto di interessi nell’ambito del progetto Beic (Biblioteca Europea di Informazione e Cultura), una struttura finanziata con 101 milioni di euro del Pnrr, per la quale erano nella commissione aggiudicatrice. Non avrebbero infatti – secondo la procura di Milano – dichiarato pubblicamente di avere rapporti professionali in atto con Raffaele Lunati e Giancarlo Floridi, ricercatori nel Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico (nel quale Boeri e Zucchi sono ordinari). Lunati e Floridi fanno parte della cordata risultata vincitrice della gara per la Beic. C’è poi un altro contatto documentato tra l’azienda guidata da Manuela Fantini e la SCE Project, anche lei nella cordata vincitrice, e lo studio Boeri.

I pm ipotizzano poi che al comune di Milano, stazione appaltante, sia stato impedito di venire a conoscenza dei fatti, e dunque non sia stato consentito di sostituire i membri in conflitto di interessi. Pare che il procedimento giudiziario sia scaturito da una polemica molto forte nel mondo dell’architettura milanese, che aveva portato a varie richieste di accesso agli atti di gara. Il 4 febbraio alle 9.30, Boeri e Zucchi, oltre a uno dei professionisti dello studio di Boeri, Pier Paolo Tamburelli, dovranno rendere interrogatorio preventivo, così come previsto dalla nuova normativa.

Fin qui la cronaca, che prevedibilmente, solito vizio non estirpato dalle nuove norme, si arricchirà tra poco di tutti i dettagli dell’accusa e delle carte processuali.



La richiesta di arresto di Boeri e Zucchi va ulteriormente a colpire un mondo, quello dell’architettura e dell’edilizia milanese, completamente paralizzato da mesi. Costruttori rinviati a giudizio per aver seguito le norme vigenti, progettisti sulla graticola, funzionari pubblici del settore edilizia che ormai sono terrorizzati dalla firma di qualunque cosa, mentre i progetti si impilano e le aziende chiudono bilanci con passivi milionari dovuti allo stallo forzato. E sullo sfondo l’addio dei capitali dei grandi fondi, che già si stanno spostando in città più redditizie e nelle quali non abbiano a incappare in un clima di sospetto perenne. Un sospetto che è arrivato a colpire due esponenti celebrati in Italia e all’estero. Boeri e Zucchi sono conosciuti e hanno rapporti professionali con tutti i più grandi studi della città e d’Italia, esattamente come tutte le archistar. Ed è questo quello che rimproverano loro i magistrati: essere talmente qualificati e famosi da risultare incompatibili con il ruolo di commissari di gara.

L’inchiesta colpisce gli architetti di opere famose nel mondo, come il Bosco Verticale che campeggia su tutte le guide di architettura del pianeta, e che la Cina sta replicando in intere città. Milano sprofonda nel suo periodo più buio. Si attende una reazione della politica sia istituzionale sia partitica: questa continua a balbettare se non a tacere, tra sudditanza psicologica alla magistratura e calcoli inutili sul post Sala. Intanto Milano, l’ex “the place to be”, si prepara un futuro fosco, tra inchieste, invidie professionali e soprattutto un milieu culturale che vuole una città che smetta di crescere, stretta d’assedio tra Tribunali, esposti a raffica, e colpevoli attendismi al Senato sul salva-Milano che andrebbe ribattezzato salva-futuro.

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