Il settore del fashion sta cercando appoggi nuovi e importanti, basi solide, in un momento di grande ripensamento delle dinamiche e di fatturati in calo, nonostante alcuni dati economici fanno ben sperare. Spunti da Milano
Che la Camera Nazionale della Moda abbia deciso di affiancare il produttore culturale Simone Todorow nel sostegno della grande mostra “Io sono Leonor Fini”, proseguendone l’inaugurazione a Palazzo Reale con la festa di apertura della Fashion Week inverno 2025 nella Sala delle Cariatidi, è il segno più evidente che il settore sta cercando appoggi importanti, basi solide, in un momento di grande ripensamento delle dinamiche e di fatturati in calo nonostante, e il presidente Carlo Capasa tiene molto a sottolinearlo, siano stati persi “solo 5 miliardi” nell’ultimo anno rispetto ai 104 circa del boom post-Covid, e che i ricavi di moda e abbigliamento siano comunque superiori rispetto al 2019.
In sé, la mostra di Palazzo Reale ha poco a che fare con la moda, sebbene l’artista surrealista italo-argentina avesse collaborato con Elsa Schiaparelli (sua la bottiglia originale del profumo “Shocking” del 1937, notoriamente modellato sul manichino di Mae West), collaborasse con i maggiori registi e teatri d’opera nei costumi (principalmente Federico Fellini, che la volle anche nel “Satyricon”, e il Teatro alla Scala, che ha messo a disposizione bozzetti e il delizioso costume rosa di Norina per il “Credulo” di Cimarosa del 1951, con la regia di Giorgio Strehler). Per dare alla collaborazione fra sfilate e surrealismo classico una parvenza di contiguità, il regista Etienne Russo ha tentato una riedizione milanese della celebre “Fete secrète” del 1949, starring Fini che giocava con il travestitismo dagli anni della prima infanzia a Trieste, quando la madre Malvina la vestiva da maschio per evitare che gli scherani del marito la rapissero per riportarla in Sudamerica. Ne è uscita una bella serata con i telamoni illuminati di rosa shocking nella quale tutti hanno parlato di due sole cose, ovvero delle ragioni per le quali una maison prestigiosa come Fendi, che reca la propria città di fondazione inscritta nel marchio, abbia festeggiato a Roma il proprio centenario ma si sia risolta per una sfilata a Milano, pur splendida e ricca di lavorazioni importanti nella pellicceria e di molte pop star della musica per il grande evento, e dei motivi sottesi alla scelta di Gucci di presentare con gran dispendio di mezzi e di architetture una collezione gradevolmente discutibile, senza una linea precisa se non un chiaro rimando a Prada e Balenciaga prima maniera, che nessuno capirà mai se sia stata il frutto del lavoro di Sabato De Sarno, evenienza che renderebbe plausibile la sua cacciata, pur condotta con modi non troppo urbani, o una rilettura delle sue idee a opera dell’ufficio stile, fatto uscire in divisa a fine passerella a prendersi applausi di circostanza.
Mentre le quattro kermesse fieristiche, Micam, Mipel, The One e Fashion&Jewels, mostrano tutte quella speciale caratteristica che ormai viene citata quasi in ogni comunicato, la “resilienza”, e riescono a vantare non solo numeri in linea con le attese, ma una percentuale di visitatori stranieri pari al 45 per cento, utile per confortare una filiera, quella della pelle, che ha archiviato il 2024 in discesa (il fatturato preconsuntivo stimato è a quota 30 miliardi di euro, con un calo dell’8,6 per cento rispetto al 2023), Lineapelle che ha chiuso giovedì può invece vantare un aumento di quasi duemila visitatori, e fatturati in netta crescita per alcuni fra i suoi espositori più importanti, come Bonaudo (quasi 89 milioni di fatturato consolidato, in crescita del 15 per cento) e il gruppo Mastrotto, entrambi fornitori delle principali maison, per le quali studiano, in genere, soluzioni e pellami esclusivi, che è anche la soluzione ricercata, ovviamente con disponibilità diverse ma con costanza assoluta, dai brand giovanissimi, i debuttanti assoluti dei quali Milano è diventata l’hub mondiale.
Anche se non si fa parte del settore, si possono visitare e conoscere fino a fine settimana a Palazzo Giureconsulti: alcuni, come il calabrese Francesco Tolotti (Tolo), per Marea e per il marchio di empowerment femminile Zazi, di origine olandese e già celebre in Europa per il suo impegno a supporto della maestria artigiana guidata da donne in paesi come lo Yemen e l’Afghanistan e per l’attenzione verso la sostenibilità, valgono una visita.